La mossa del cavallo

Debolezze e punti di forza: Kamae

Posted in Storia by lollipop on ottobre 10, 2008
Un Kamae nel Kendo

Un Kamae nel Kendo

Un brano dal libro di Dave Lowry “Lo spirito delle arti marziali” (Oscar Mondadori 1999, senza link perchè fuori catalogo), capitolo 24, Kamae: posizioni da combattimento.

Tutte le moderne Vie marziali presentano dei Kamae, posizioni di combattimento. In ciascuna disciplina, il praticante assume un kamae concepito per mostrare forza e spirito combattivo. Nel kamae di un praticante di karate o di judo non è possibile trovare un singolo bersaglio vulnerabile. Allo stesso modo gli studenti di kendo e di aikido studiano e praticano per rendere inespugnabili i loro kamae.
Al contrario, i kamae delle arti classiche del Giappone feudale sono differenti. In queste antiche forme, i Kamae spesso mostrano evidenti brecce, aperture in cui la spalla, il torso o le mani serrate sull’arma sono esposte al pericolo. Osservando queste posizioni, si ha la tentazione di immaginare che questi guerrieri fosseo suicidi, quasi volessero farsi colpire. In un certo senso, i kamae delle arti antiche sono effettivamente un invito ad attaccare. Un’esca. Una trappola mortale è celata in questi kamae, perché le brecce nelle posizioni delle arti classiche non sono errori strategici, fanno deliberatamente parte della strategia. Il kamae del guerriero induce a un attacco che egli è in grado di controllare. Esponendo uno specifico bersaglio, egli sa da quale direzione l’assalto arriverà, e da ciò si può avvantaggiare.

Questi contrastanti usi del kamae riflettono la differenza tra le arti di combattimento del XX secolo e quelle delle loro controparti storiche. Il praticante di oggi cerca di evitare il conflitto violento: il suo atteggiamento è difensivo, combattere è l’utlima possibilità, ed egli cerca principalmente di proteggere se stesso e gli altri. La professione del bushi consisteva nell’affrontare la battaglia. Doveva essere aggressivo in duello, o almeno doveva incoraggiare un attacco in modo che il combattimento potesse avere inizio. L’autoprotezione era sempre secondaria rispetto alla difesa del clan al quale il samurai apparteneva. L’interesse del signore veniva prima di quello del guerriero; non è una coincidenza, allora, che gli opposti atteggiamenti di guardia, kamae, dei praticanti di epoche differenti rivelino diversi scopi e caratteristiche.

Il kanji usato per indicare kamae deriva da due caratteri che significano “costruire con il legno”. Un kame marziale si costruisce, al tempo stesso, sia con la posizione fisica sia con l’atteggiamento mentale. La costruzione del kamae di un moderno bugeisha può essere considerata alla stregua di una solida fortezza, concepita per proteggere. Il kamae del bugeisha classico è più un trabocchetto, ideato per attirare l’avversario e intrappolarlo.

L’immagine è di shavanni, su flickr qui

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