La mossa del cavallo

Bruciare i ponti

Posted in Storia by lollipop on dicembre 3, 2008
Hernan Cortès

Cortes

Tra i vari esempi di eserciti che si negano (quasi sempre, sarebbe meglio dire “cui viene negato dai loro comandanti”) la possibilità di ritirarsi si può citare l’esercito normanno di Guglielmo il Conquistatore, che bruciò le proprie navi una volta approdato sulle coste d’Inghilterra, nel 1066. La stessa cosa fece Cortes nel 1519. Lui aveva una grande motivazione, fin da quando era arrivato nel Nuovo Mondo, nel 1504, si era messo in testa di voler conquistare il Messico, mentre i suoi 500 uomini pensavano a tornare a Cuba, alle loro famiglie, all’oro. Nelle loro teste c’era sempre una via di fuga, mal che fosse andata, sarebbero tornati a casa. Rendendo inutilizzabili le navi, facendole affondare o arenandole, Cortes modificò l’obiettivo dei suoi soldati. Cortes aveva portato i suoi soldati in un “campo di morte”, che raddoppia o triplica le forze dei soldati. Con le parole di Robert Greene, autore di “Le 33 strategie della guerra”: il mondo è governato dalla necessità, le persone cambiano atteggiamento solo se costrette a farlo.

Secondo la fonte citata da Avinash Dixit e Barry Nalebuff, “la distruzione della flotta (venne effettuata) non soltanto con la coglizione dell’esercito, ma anche con la sua approvazione, anche se su idea di Cortes”.

Secondo l’interpretazione di Robert Greene, invece, l’approvazione dell’esercito avvenne solo a fatto compiuto… “Quando li convocò, il loro umore era incattivito e ribelle. … Cortes si rivolse ai suoi uomini: ammise di essere responsabile del disastro aveva ordinato che si facesse così, ma ora non si poteva tornare indietro. Avrebbero potuto impiccarlo, ma erano circondati da indigeni ostili ed erano senza barche; divisi e senza un campo, sarebbero morti. L’unica alternativa era seguirlo a Tenochtitlan. Soltanto sconfiggendo gli aztechi e conquistando il Messico avrebbero potuto tornare a Cuba vivi…. I codardi che non se la sentivano di affrontare la sfida potevano slapare verso casa con l’unica imbarcazione rimasta. Nessuno raccolse l’invito, così anche l’ultima barca venne affondata.

Ancora Sun Tzu:

Dove puoi sopravvivere soltanto a condizione di combattere con il coraggio della disperazione, è territorio mortale… Porta i tuoi uomini su posizioni elevate senza via d’uscita, e vedranno la morte: pronti a morire, cosa non riusciranno a fare? È nelle situazioni disperate che ufficiali e soldati dimenticano la paura e dannno il meglio di sé. Senza vie di fuga, difendono il terreno con i denti. Impeganti a fondo, si battono a fondo. Senza alternative, lottano fino all’estremo.

Prosegue “Lasciare una via di fuga”, continua, con il titolo “Gioca per tre risultati”, dove vedremo come le strategie di bruciare i ponti e lasciare una via di fuga si applicano in un contesto scacchistico.

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