La mossa del cavallo

Difesa e contrattacco

Posted in Poker by lollipop on maggio 25, 2009

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A volte, anche nel poker,  la miglior difesa è il contrattacco. Ce lo spiega David Apostolico in un articolo apparso qualche tempo fa sulla rivista “Poker Sportivo”.

Quando vi attaccano troppo spesso, dovete contrattaccare

 … non è una buona cosa chiamare ogni potenziale bluff. Quando non avete una buona mano, passare è nel vostro interesse. C’è una linea sottile, tuttavia, tra il fare un buon laydown e permettere all’avversario di rubarvi il piatto.

Se un avversario sa che passerete sempre, a meno che non avete una buona mano, vi attaccherà costantemente. Continuerà a puntare finchè non risponderete al fuoco. Non è saggio farlo ogni volta, però dovete sempre avere una precisa consapevolezza della vostra immagine al tavolo. Se un giocatore in late position rilancia ogni volta che siete sul big blind, dovrete controrilanciare prima o dopo, indipendentemente dalle carte che avete, altrimenti continuerà a farlo.

A volte anche nel poker, la miglior difesa è il contrattacco.

Immagine di Wenspics, su flickr qui

Bluff ed effetto placebo

Posted in Altra cultura by lollipop on novembre 4, 2008
Una molecola di dopamina

Una molecola di dopamina

L’effetto placebo è una sorta di bluff che i medici possono in alcuni casi usare con i loro pazienti. In particolare negli Stati Uniti questa pratica è molto utilizzata, ma si può ben dire che anche i medici italiani, ogni qualvolta prescrivono ricostituenti, vitamine, dimagranti, antiossidanti, cerebroattivi non fanno altro che indirettamente somministrare dei placebi impuri. Va precisato, a scanso di equivoci, che in Italia il medico non può bluffare con il paziente, perché esiste un obbligo di informazione del malato, a carico del medico, sancito dall’articolo 32 della costituzione e dall’articolo 2 della legge di Riforma sanitaria.

Comunque sia, alcune ricerche (ad esempio quelle del gruppo di Jon-Kar Zubieta, che da anni studiano il fenomeno) hanno dimostrato che il placebo ha un vero e proprio effetto fisiologico, con il cervello che rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che in pratica agisce come una specie di olio lubrificante del nostro sistema nervoso, e che facilita la trasmissione degli impulsi biochimici all’interno del Sistema Nervoso Centrale.

Fonte: Corriere della Sera, inserto Salute di domenica 17 febbraio 2008, un articolo di Cesare Capone e una nota di D.N.

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Il bluff_6

Posted in Uncategorized by lollipop on maggio 11, 2008

Si può concludere definendo il bluff come una scelta strategica effettuata nell’insieme dei comportamenti consentiti dalle regole, sia di quelle del “game” che del “play”, che ha lo scopo di indurre in errore gli altri competitori, cercando di alterare la propria posizione nello spazio delle regole, per esempio facendo credere di essere in una situazione migliore di quella reale, o viceversa.

In alcune situazioni può essere possibile dare alcuni principi sul bluff, ma sarebbe sbagliato estenderli a diversi sistemi di regole. Prendiamo come esempio le considerazioni sul bluff che fa Dario De Toffoli nel suo libro “Giocare e vincere a poker” e proviamo a confrontarle con alcuni degli altri esempi visti.

         è più difficile bluffare se si gioca con puntate limitate, piuttosto che senza limiti; giocando con un limite il rapporto puntata/piatto è molto basso e dunque più facile che gli avversari abbiano chance adeguate per andare a vedere con la loro mano. Per le guardie dell’edificio da cui esce Edith Bonnessen la puntata è bassissima, equivalente allo sforzo di fermarla per chiederle di mostrare il lasciapassare, ma è bassissimo anche il piatto (probabilmente non sanno di dover cercare qualcuno); il piatto potrebbe anche essere negativo, se pensassero di disturbare i colonnelli fermando la donna.

         Meno forti sono i giocatori che state affrontando, più è difficile che un bluff riesca, specialmente giocando con la puntata limitata. Un giocatore forte tende a “rispettare” le puntate dei suoi avversari e ha la disciplina necessaria per uscire dalla mano; un giocatore debole tende ad andare a vedere molto più del necessario, e magari non perché ha capito che state bluffando, ma per semplice curiosità, perché non si sa mai: alla lunga chi gioca così tenderà a perdere molto, ma ai suoi avversari converrà bluffare con molta prudenza. Questo è vero anche negli scacchi, un giocatore più debole si preoccuperà meno di certe sottigliezze, e  seguirà il suo intuito, come pure è vero nel mondo economico, con un altro tipo di prodotto per un altro tipo di pubblico probabilmente Brunello Cucinelli non avrebbe dovuto rispondere al telefono con voci ogni volta diverse.  In altri contesti può essere vero l’esatto contrario, una guardia più attenta avrebbe potuto fermare la fuggitiva.

         Per bluffare la posizione è determinante. Parlando dopo i vostri avversari, godete di informazioni che loro non avevano e potere regolarvi di conseguenza; tendenzialmente questa pare una regola generalizzabile, magari sostituendo al concetto di posizione quello di “Iniziativa”.

         Più giocatori sono in gioco, più è difficile che un bluff riesca. Anche questa regola pare generalizzabile. In particolare è vera anche nel caso della fuga di Edith Bonnessen: è vero che più persone che circolano nell’edificio possono avvantaggiarla, aumentando la confusione, ma i giocatori, gli avversari sono le guardie, e se queste fossero in numero maggiore, aumenterebbe la probabilità di trovarne una che pensi “non si sa mai”.

         I giocatori tendono ad essere più prudenti quando sono in pari che quando vincono o perdono molto. Anche questo è sicuramente generalizzabile; al momento della sesta partita Short era in svantaggio per 4 a 1 e nel momento del suo bluff Kasparov stava per perdere la partita. Per Edith c’era in gioco la vita stessa e per Brunello Cucinelli il suo futuro professionale.

         In certi tipi di poker spesso si può fare il cosiddetto “semibluff”: voi puntate sperando che tutti gli avversari passino, ma conservate comunque qualche probabilità di vittoria. Anche quest’ultima considerazione è più spesso vero che falsa; ad esempio, dato il sistema di regole degli scacchi, Short avrebbe potuto continuare a giocare e a lottare anche se il suo avversario avesse scelto le mosse migliori. Anche quello di Cucinelli può essere considerato un semibluff, se anche fosse stato “visto” la qualità dei suoi maglioni avrebbe sempre significato avere in mano una combinazione molto alta.

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Il bluff_5

Posted in Storia by lollipop on maggio 9, 2008

Un’altra storia di bluff riuscito è quella, che sembra tratta da un film ma non lo è, di Edith Bonnessen, una ragazza danese che durante l’occupazione tedesca faceva parte della resistenza antinazista. Edith deve uscire da un edificio che è pieno di soldati e di SS. “La ragazza si dirige senza esitazione verso l’uscita, sfoggiando grandi sorrisi e salutando chiunque incontri. Sfortunatamente l’uscita è presidiata da due SS, che controllano i lasciapassare. Edith torna sui suoi passi, entra in ufficio, afferra alcuni documenti a caso, esce e si mette alle costole di due colonnelli che stanno per uscire dall’edificio. Le guardie alla porta scattano sull’attenti davanti ai superiori; la ragazza, imperterrita e imperturbabile, continua a seguire i colonnelli. Quando i due ufficiali salgono in auto, Edith li saluta, avendo cura che i colonnelli non la sentano ma che il saluto sia invece avvertito distintamente dalle due SS di guardia alla porta, che stanno osservando la scena. Infine, tranquillamente si mescola ai passanti e scompare”.

Questa storia la abbiamo presa in prestito dal libro di Matteo Rampin “Le astuzie dell’occidente”.

I bluff che avvengono nel gioco come “play” quasi sempre esauriscono il loro valore nella singola partita e quasi mai si trova un significato a lungo termine; immaginiamo che la protagonista di questa storia a lieto fine non avrà tentato di applicare una seconda volta la sua strategia.

Anche qui il meccanismo del bluff è diverso da quelli precedenti; qui la puntata di Edith non cerca di vincere il piatto puntando molto su una combinazione scadente, ma il suo è un bluff “inverso”: Edith cerca di vincere (uscire dall’edificio) puntando pochissimo (non cercando di nascondersi) su un piatto molto alto (la vita, la libertà).

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http://www.internetbookshop.it/code/9788879288569/rampin-matteo/astuzie-dell-occidente.html

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Il bluff_4

Posted in Economia by lollipop on maggio 8, 2008

Ovviamente il bluff nel contesto “play” è altrettanto diffuso di quello nel contesto del “game”. Frugando tra i nostri archivi ci siamo imbattuti nella storia di Brunello Cucinelli, raccontata da Antonio Cianciullo ed Ermete Realacci nel loro libro “Soft Economy”: ecco come loro raccontano gli inizi del futuro “mago del cashmere”. “C’era una volta un piccolo imprenditore che lavorava a capo chino in un bugigattolo di quaranta metri quadrati. Veniva dalla campagna e aveva chiesto 500 mila lire in prestito a una banca per comprare pochi chili di lana che aveva trasformato in maglioni. Faceva tutto da solo: puliva per terra; confezionava i pacchi per la spedizione; rispondeva al telefono facendo finta di essere il factotum dell’azienda poi cambiava voce e si trasformava nel proprietario. Bussa alla porta di un direttore di banca che conosce e ottiene 500 mila lire con cui si fa confezionare cinque maglie, dì cui una di cashmere, per il suo campionario. Poche, troppo poche per tentare anche un semplice esperimento di vendita: bisogna arrivare almeno a un centinaio. Per fortuna a Cucinelli la fantasia non manca. Inventa una lunga lista di clienti affidabili, già collaudati da tempo, tutte persone note per pagare pronta cassa. I fornitori gli credono e gli consegnano i materiali da lavorare. Il futuro “mago del cachemire” produce i maglioni che ha inventato, li porta fino in Trentino Alto Adige, dove aveva letto che c’era la più bassa percentuale di pagamenti non rispettati, e trova il primo cliente…. Qualche altro volontario si aggrega al gruppo dei primi acquirenti. Comprano pagano e l’avventura comincia. Per sei, sette, anni le richieste aumentano, ma le strutture non esistono ed è difficile convincere i clienti a comprare la merce prodotta da una sola persona, a fidarsi di un’azienda tessile individuale. E allora, Cucinelli …. Costruisce con fantasia salgariana un mondo inesistente. Inventa un gruppo di lavoro affiatato – settantadue dipendenti di cui vanta le capacità e la voglia di lavorare – e capitali di famiglia che possono garantire il rischio d’impresa. Quella ditta non esisteva, ma i maglioni si.”

Ai due meccanismi del gioco del poker, la gerarchia delle combinazioni e quella delle puntate, qui corrispondono la qualità del prodotto e la solidità della struttura aziendale. Se nel poker con il bluff si associa ad una combinazione scadente un alto valore economico, qui “l’indurre in errore” consiste nel far credere che dietro un’alta combinazione (i bei maglioni di Cucinelli) corrisponda, come ci si aspetterebbe, una solida struttura aziendale.

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Il bluff_3

Posted in Scacchi by lollipop on maggio 6, 2008

Anche i Maestri di scacchi trovano spazio per il bluff nella loro pratica agonistica. Un esempio ci viene offerto dalla scelta dell’apertura effettuata da Nigel Short nella sesta partita del match con Garry Kasparov per il campionato del mondo del 1993.

Su questo match Dominic Lawson, giornalista e amico di Short ha scritto un libro che esplora i processi psicologici della sfida, soprattutto dal punto di vista del giocatore inglese.

La mattina del giorno della sesta partita, Short annunciò a Lawson che quel giorno avrebbe giocato una delle varianti predilette dal suo avversario, l’attacco Sozin della Difesa Siciliana. Lawson ci dice con meno esagerazione di quanto un non esperto potrebbe immaginare che Kasparov conosceva le caratteristiche di questa apertura con un intimità normalmente associata alle relazioni tra amanti, mentre Short, in tutta la sua carriera, non avevo mai giocato quest’attacco.

Lawson riporta il seguente dialogo:

“Il Sozin ok, è l’arma preferita da Kasparov contro la Najdorf, ed egli la conosce meglio di quanto io potrei mai sognare, ma è proprio questo il punto. Quando lo giocherò, egli sarà spaventato da mosse che io neanche avrò immaginato. Userò le sue conoscenze contro di lui”. “Ma non è un bluff? Che bisogno ha Kasparov di dare per scontato che tu conosci tutte le sottigliezze di quest’apertura?” “Qui viene utile la quinta partita. Ha mostrato che sono capace di brillante preparazione, di prevedere ogni sua mossa, e di giocare un intera partita senza lasciare il mio database segreto. Sono in una posizione di bluffare. Lui non può essere sicuro che io non conosco tutto quello che conosce lui sul Sozin. È come a poker, per bluffare con successo, non devi avere la reputazione di un bluffatore, o verranno a vederti”. “è una strategia molto rischiosa”. “Naturalmente. Ora andiamo a pranzo”. Per la cronaca, il bluff di Short ebbe successo, Kasparov scelse una linea secondaria e con un gioco aggressivo il giocatore inglese si portò in vantaggio, fino a che cadde in quello che potremmo definire il controbluff del Campione del Mondo. Nella posizione critica della partita Kasparov giocò la sua mossa, e ostentò la massima tranquillità, alzandosi nonostante fosse rimasto con pochissimo tempo di riflessione, e eseguendo una serie di riti che era solito praticare quando pensava che la partita non avesse più niente da dire. In effetti, dopo la mossa di Kasparov, Short aveva a disposizione una bella combinazione che però portava solo ad una patta per scacco perpetuo. Short scelse proprio quella linea, e fu lo stesso Kasparov a mostrargli la mossa vincente, subito dopo che fu concordata la patta.

È interessante notare come il bluff di Short sia un bluff nel gioco come “game”, poiché fa riferimento alle mosse giocate in quella precisa partita e alle mosse giocate dai due giocatori nelle loro partite precedenti mentre il bluff di Kasparov si realizza nel contesto del gioco come “play”, mettendo in scena una particolare rappresentazione di se stesso mentre gioca (play) il gioco (game).

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Il bluff_2

Posted in Poker by lollipop on maggio 6, 2008

Anche se non esiste sistema di regole che in qualche modo non permetta il bluff, questa strategia è principalmente associata con il poker. Nel sistema di regole del poker convivono due meccanismi principali: uno prevede di cercare di formare particolari combinazioni di carte, la cui gerarchia è collegata con la loro probabilità matematica di realizzarsi. L’altro è un sistema di puntate con il quale in qualche modo, si scommette sul fatto di possedere mani più alte degli avversari. Con la puntata un giocatore assegna un valore alla sua combinazione, e la grande idea del poker, il collegamento dei due meccanismi è che per vedere le combinazioni occorre almeno eguagliare la scommessa dell’avversario. Nella singola mano di poker lo scopo del bluff è quello di aggiudicarsi il piatto con una combinazione più bassa di quella degli altri giocatori. Ma nel contesto della partita lo scopo del bluff è ben diverso e più raffinato; esso mira a garantirsi la possibilità di vincere grosse somme quando si ha realmente una combinazione molto alta! Quindi non solo è utile che alcuni bluff non riescano, ma è addirittura essenziale, perché inducono gli avversari a vedere quando si ha effettivamente un gioco alto.

Un giocatore regolare, che non bluffa mai, che assegna sempre alle sue combinazioni un valore proporzionale alla loro posizione nella scala gerarchica, quasi mai vince somme elevate, poiché nessuno rilancia mai sulle sue puntate. Potrà vincere molte piccole somme, ma invariabilmente finisce col perdere. E questo vale anche per chi a un certo punto di una partita stesse vincendo: cambiando strategia e smettendo di bluffare diventerebbe prevedibile e finirebbe per essere rimontato. D’altra parte un giocatore “spericolato”, che bluffa troppo spesso, verrà sempre visto ed il suo destino è la sconfitta.

La migliore strategia consiste nel combinare i due comportamenti. Gli avversari devono essere lasciati nell’incertezza e anzi secondo alcuni il buon giocatore di poker deve evitare comportamenti prestabiliti e agire casualmente, spingendosi a volte fino a violare i principi del gioco corretto.

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Il bluff_1

Posted in Poker by lollipop on maggio 4, 2008

Vi siete mai chiesto che cosa è, esattamente, un bluff? E avete mai bluffato? E con che sentimenti, con che stati d’animo? E quale era il fine che vi proponevate?

Il bluff è una possibilità consentita esplicitamente o implicitamente da ogni sistema di regole; spesso si ha la tendenza a confondere il bluff con il barare, ma questo non è corretto. Il baro infrange le regole fingendo di rispettarle, mentre chi bluffa finge di trovarsi in una situazione strategica diversa da quella reale. Se si può sostenere che entrambi stanno ingannando, e sottolineiamo se, questo è dovuto solo all’ambiguità del linguaggio (anche i vocabolari e/o la semantica, complicano le cose, perchè ci dicono dall’inglese to bluff, ingannare). L’inganno del baro è una truffa, l’inganno di chi bluffa è un tentativo di indurre in errore l’avversario, un tentativo che rimane sempre ben saldo all’interno dei gradi di libertà consentiti dal sistema di regole. Nonostante questo, l’idea di bluff è sovente accompagnata da una connotazione eticamente negativa. Emblematiche ci sembrano le considerazioni che Cosimo Cardellicchio fa nel suo peraltro bellissimo libro “Giocatori non biologici in azione”: egli da un lato chiarisce che il bluff non è una menzogna e porta ad esempio il giocatore di poker, il quale quando bluffa non mente, “ma sta solo dichiarando che è disposto a impegnarsi per quella cifra sulla combinazione che possiede. Se la cifra fosse eccessiva per la combinazione che ha, questo riguarda solo lui e i suoi interessi. Quest’atteggiamento non implica verità o falsità, né tanto meno implica connotazioni morali, ma è solo e unicamente basato, come detto, sulla convenienza a essere praticato”. Dall’altro lato, Cardellicchio sembra quasi dispiaciuto della verità che ha appena pronunciato e pare che anche per lui il bluffare sia connotato negativamente: ad esempio afferma che “è particolarmente irritante che un giocatore di poker, che sta già vincendo tanto, usi anche il bluff per aumentare le sue già pingui vincite.” Anche se poi continua ricordando che “il bluff è solo una strategia tra le altre e bisogna applicarla secondo precise distribuzioni di probabilità, per rimanere imprevedibili. Proprio per questo un giocatore, che sta vincendo tanto, deve continuare a bluffare, perché altrimenti darebbe un vantaggio ai suoi avversari”.

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http://www.internetbookshop.it/code/9788888823034/cardellicchio-cosimo/giocatori-non-biologici.html

Il calcio di rigore_6

Posted in Sport by lollipop on aprile 28, 2008

Per concludere questa breve carrellata torniamo ancora una volta a Totti sfruttando il fatto che il libro di cui è autore e a cui faceva riferimento in precedenza si intitola “Mo je faccio il cucchiaio”. Chiunque segua il calcio sa a cosa si riferisce il titolo, e cioè al rigore tirato da Totti nella semifinale degli europei del 2000 contro l’Olanda (per chiudere il cerchio si tratta proprio della partita del titolo dell’edizione italiana del libro di Ken Bray). Tecnicamente il cucchiaio è un pallonetto lento e centrale realizzato colpendo il pallone nella parte inferiore con il collo del piede. Strategicamente invece è una scommessa, in quanto sfrutta proprio il fatto che il portiere tende a tuffarsi prima del tiro ed in questo modo non può più intervenire per fermare il pallone che avrebbe potuto semplicemente “raccogliere” se fosse rimasto fermo al centro della porta. 
Il rigore alla Totti introduce un nuovo elemento di imprevedibilità, ed in effetti i portieri sono così abituati a tuffarsi in anticipo che “il cucchiaio” è meno rischioso di quello che si potrebbe pensare: a memoria ricordiamo 3 rigori di Totti a cucchiaio in competizioni ufficiali, con due realizzazioni e un errore, ma probabilmente questo gli ha permesso di migliorare la sua percentuale di trasformazione nei rigori tirati normalmente, in quanto qualche portiere o si sarà tuffato meno convinto, o avrà rinunciato del tutto al tuffo laterale pensando al pallonetto centrale, insomma con il “cucchiaio” Totti ha introdotto il concetto di bluff nel gioco del calcio di rigore.
Il cucchiaio di Totti in Italia – Olanda Europei 2000 su youtube
“Mo je faccio er cucchiaio. Il mio calcio” di Francesco Totti, Mondadori 2006