La mossa del cavallo

Lasker su Canne

Posted in Storia by lollipop on gennaio 10, 2009

Annibale Barca

Annibale Barca


Stiamo preparando un post su “Lotta”, riflessioni filosofiche di Emanuel Lasker pubblicate per la prima volta nel 1907. Qui citiamo un brano che parla, mettendo in luce un elemento strategico leggermente diverso da quello visto qui, della battaglia di Canne.

“Salvo che la definizione di “piano” sia molto circoscritta, essa non può essere molto precisa. Il piano di una battaglia è la logica della sequenza dei suoi avvenimenti. Il piano di un’opera che ci si accinge a scrivere si fa sentire nella sua fluidità. Si parla di uno schema di colori indicando con esso l’intento con il quale i colori vengono ordinati. L’analisi della situazione è interpretata dal generale in modo tale da creare in lui un impulso, in accordo col quale egli si impone un compito che giudica fattibile. Il piano di Annibale nella battaglia di Canne, per esempio, era dovuto alla sua convinzione che la sua stessa fanteria potesse resistere all’attacco dei romano per un tempo maggiore di quello che la cavalleria romana potesse resistere al suo attacco. Il suo intento era quindi quello di impegnare tutta la fanteria nemica con la propria, per disperdere rapidamente la cavalleria romana e assaltare con la propria la retroguardia, mentre la fanteria nemica era ancora completamente impegnata nell’attacco frontale. Se i romani avessero mantenuto dele forze di riserva o se avessero scompaginato i cartaginesi o se avessero scompaginato i cartaginesi prima che il duello di cavalleria fosse stato deciso, il piano di Annibale avrebbe potuto fallire.”
Raccontato così, senza l’enfasi sulla manovra a tenaglia della fanteria cartaginese, sembra in realtà la descrizione della battaglia di Zama (qui su Wikipedia), in cui furono Scipione l’Africano a sconfiggere Annibale e i cartaginesi.

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Debolezze e punti di forza: la battaglia di Canne

Posted in Storia by lollipop on ottobre 7, 2008

Il 2 agosto del 216 a.C. si svolse la battaglia di Canne, la più grande battaglia della seconda guerra punica. Si potrebbe raccontarla in tanti modi, ma a noi piace prendere in prestito le parole del Colonnello Terzo, protagonista del libro di Gianni Riotta “Principe delle nuvole”.

 

“Non riesci a circondare un tronco con le dita, è evidente. Napoleone insegna che non si deve mai provare a circondare, con forze esigue, un nemico più potente. Eppure è esattamente quello che, contro ogni buon senso, Annibale Barca fa a Canne, il 2 agosto 216 a.C., ottenendo la più sanguinosa sconfitta di Roma, 70.000 caduti. I romani schierano sulle rive del fiume Ofanto un fronte straordinairio, file su file di legionari. Vogliono distruggere l’esercito cartaginese, farla finita con gli invasori africani. Pensa alla loro sorpresa, quando, dissolte le brume dell’alba, vedono Annibale lasciare ai lati i veterani cartaginesi e schierare al centro i mercenari spagnoli e galli, gente che combatte per la paga, poco affidabile, pronta alla fuga pur di salvare la ghirba. Lucente nella sua armatura, Annibale scende in campo in mezzo alla marmaglia, accompagnato dal fratello minore, il coraggioso e gentile Magone. Davanti alla linea retta dei romani”, Terzo tracciò lo schieramento delle legioni repubblicane, “i cartaginesi assumono un fronte convesso…Nessuno mai prima di allora …aveva affidato il cuore della battaglia a truppe inesperte e malfidate. Invocata la protezione degli dei, i romani attaccano. Scagliano lance e giavellotti, mulinano i gladi e pressano con gli scudi, irrompendo sul fragile fronte dei mercenari. Galli e spagnoli arretrano, ripiegano, ma rincuorati dalle urla e dall’esempio di Annibale e Magone, non sbandano. Cedono passo dopo passo, evitando il caos, tutti insieme, finchè il loro schieramento non diventa concavo”…”Ai fianchi, i veterani cartaginesi tengono con valore, ma i romani fiutano la vittoria. Il fronte dei mercenari resisterà poco alla furia della fanteria repubblicana: poi la rovina. In quel momento disperato, scatta la trappola di Annibale. Al suo segnale, la cavalleria pesante africana rientra al galoppo da un raid diversivo e la tenaglia è chiusa. Trascinati dalla foga brutale, i romani sono avvinti nel cerchio cartaginese, senza spazio per arretrare, come topi nel sacco. Cadranno uno a uno nella calca.”
“E che lezione di vita trae il tuo metodo da questa carneficina?”, chiese scettico Campari.

“Annibale vince impugnando la propria debolezza. Trasforma in arma le difficoltà. I romani allineano la potenza delle legioni? Lui la spezza puntando sui soldati peggiori. Rivolta contro gli avversari la loro forza. Non è forse una morale valida anche per noi?…”

La battaglia di Canne su Wikipedia qui.