La mossa del cavallo

Per difenderti, attacca

Posted in Economia, Giochi by lollipop on febbraio 4, 2009

180px-harley-davidson_18Nel gioco del GO esiste una massima strategica che dice “Per difenderti, attacca”: il goban, la tavola di 19 per 19 intersezioni dove si gioca il GO, è troppo grande per essere uniformente controllata e per difendervi passivamente le proprie posizioni. Troppe sono le potenziali debolezze. Quindi è molto più frequente che la cosa giusta da fare sia quella di cercare di lottare per l’iniziativa. Ma allo stesso tempo, la natura del gioco è tale che esiste un’altra regola empirica che dice “Non attaccare per uccidere, attacca per ottenete un piccolo profitto”. Attaccando con troppo vigore si finirebbe per sbilanciarsi troppo, i confini dei nostri territori sarebbero troppo labili e l’avversario potrebbe trarne profitto con un abile contrattacco. In sintesi: la miglior difesa contro un attacco sbilanciato è il contrattacco, negli altri casi, la cosa giusta da fare è lottare per l’iniziativa, con mosse che siano sia d’attacco che di difesa.
Nel libro “The way of go” del 2004 Troy Anderson porta un esempio tratto dal mondo dell’economia, relativo al caso della Harley-Davidson. Quando a metà degli anni Novanta del secolo scorto le aziende motociclistiche giapponesi decisero di entrare nella nicchia di mercato della Harley, questa, con una mossa inaspettata, reagì iniziando a produrre moto più piccole, che era il segmento di mercato in cui le marche giapponesi dominavano incontrastate. L’entrata di un nuovo concorrente costrinse i giapponesi a rimanere concentrati sul vecchio settore e impedì loro di focalizzarsi sulle moto più grosse. Rendando i loro rivali più forti dove erano già forti la Harley- Davidson rimase leader incontrastata del settore delle custom di grossa cilindrata.
Gli altri post di questa serie:
1. La miglior difesa è l’attacco?
2. Il contrattacco
3. Mutarsi in attacco

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Football americano

Posted in Sport by lollipop on febbraio 3, 2009

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A proposito di football americano (due giorni dopo la vittoria dei Pittsburgh Steelers nel Superbowl 2009), Avinash Dixit e Barry Nalebuff raccontano una storia interessante nel loro libro “Io vinco tu perdi”. Al termine della stagione universitario di football americano del 1984 si affrontarono nella partita decisiva i Nebraska Cornhuskers e i Miami Hurricanes. Ai Cornuhuskers sarebbe bastato un pari per vincere il campionato, ma nell’ultimo tempo di gioco stavano perdendo per 17 a 31, ma su quel punteggio segnarono un touchdown che li portò sul 23 a 31. Va qui fatta una precisazione sulle regole: nel footbal universitario dopo un touchdown la trasformazione può avvenire in due modi, con un calcio dal valore di un punto, o con un tentativo di portare la palla nella end zone dalla linea delle 2 yarde e mezzo, che vale due punti. L’allenatore dei Nebraska Cornhuskers, Tom Osborne, scelse la trasformazione di piede ed il punteggio si portò sul 24 a 31. Poi a pochi secondi dalla fine, la sua squadra realizzò un altro touchdown per portare il punteggio sul 30 a 31.
Con una altra trasformazione da un punto, più facile da ottenere, la partita sarebbe terminata in parità e la sua squadra avrebbe terminato la stagione al primo posto. Con una trasformazione da due punti, più difficile, la sua squadra avrebbe vinto il campionato e anche la partita, ponendo così un sigillo di forza e stile sulla vittoria. Sbagliare la trasformazione da due punti significava però arrivare secondi dietro i Miami Hurricanes.
Tom Osborne scelse la trasformazione da due punti, per un soffio la trasformazione non ebbe successo e i Nebraska Cornhuskers persero partita e campionato.

Dixit e Nalebuff non discutono la scelta “morale” di Tom Osborne, lasciando libero il giudizio, ma fanno notare come fosse errato l’ordine degli eventi scelto dall’allenatore.

Sul 17 a 31 egli doveva essere consapevole, che con due touchdown e due trasformazioni da un punto la partita sarebbe terminata in parità, con due touchdown, una trasformazione da un punto e una da due punti, la sua squadra avrebbe vinto partita e campionato.

Se il suo obiettivo principale era vincere la partita, dopo il primo touchdown della rimonta, avrebbe dovuto provare la trasformazione da due punti. In caso di realizzazione, avrebbe potuto sul secondo trasformare con un semplice calcio. In caso di errore nella trasformazione da due punti, sul secondo touchdown avrebbe con un altro tentativo da due realizzato, ottenuto il pareggio ed in più avrebbe potuto dire: vedete abbiamo vinto il campionato pareggiando questa partita, ma abbiamo provato di tutto pur di vincerla.
E se i Nebraska avessero sbagliato anche la seconda trasformazione da due, il risultato finale non sarebbe cambiato, ai fini degli obiettivi che Tom Osborne si era posto, il primo punto realizzato sul 23 a 31 era completamente inutile.

Citando Dixit e Nalebuff: “Una delle morali di questa storia è che se si devono correre dei rischi è meglio farlo al più presto. E una cosa ovvia per coloro che giocano a tennis: tutti rischiano sul primo servizio e vanno più cauti sul secondo. In questo modo, se il primo non entra, il gioco non è finito. Si può avere ancora tempo di scegliere altre opzioni che riportano al punto di partenza o persino in vantaggio.”