La mossa del cavallo

Strategie olimpiche (800 m)

Posted in Sport by lollipop on giugno 23, 2008

 

Partire dopo (piano) per arrivare prima? Gli 800 metri sono una gara di mezzofondo veloce, due soli giri di pista, si direbbe che non c’è spazio per decisioni tattico- strategiche. Invece no, si sa ad esempio che stare in testa al gruppo può essere svantaggioso, poichè i corridori che seguono hanno la facoltà di scegliere il momento in cui accellerare; va anche considerato che la resistenza dell’aria è maggiore per chi sta in testa al gruppo. I corridori poi cercano di correre sulla “corda”, cioè il più vicino possibile alla linea di pista interna, così da percorrere meno spazio, ma in questo modo spesso rischiano di rimanere imbottigliati dagli altri corridori. Stare troppo indietro ha pure i suoi difetti, in quanto la distanza da percorrere in rimonta potrebbe risultare eccessiva. Si tratta comunque di una tattica che può dare i suoi frutti, come hanno dimostrato la britannica Kelly Holmes ad Atene 2004 e, in maniera ancora più clamorosa, l’americano Davis Wottle a Monaco 1972.

http://it.youtube.com/watch?v=5LHid-nC45k

http://it.youtube.com/watch?v=CNsidR0Do2k

Le immagini della rimonta di David Wottle sono fantastiche, pur avendole viste molte volte, ogni volta non ci credo e mi chiedo come farà a vincere, ma ancora più spettacolare è quanto accaduto alle olimpiadi di Berlino del 1936: l’americano John Woodruff era il favorito ma durante il primo giro rimase intrappolato sulla corda; se a quel punto avesse cercato di divincolarsi e qualcun altro fosse caduto, sarebbe stato squalificato. Woodruff ha poi dichiarato che a quel punto non credeva di riuscire a vincere, ma che comunque sentiva di dover fare qualcosa. Ma cosa? Beh, semplicemente John si fermò, fu superato da tutti, e poi ricominciò a correre, guadagnò la prima posizione, la riperse per poi riprenderla fino alla fine all’ultima curva.

Gambe veloci, polmoni resistenti, e un un cervello fine!

http://en.wikipedia.org/wiki/John_Woodruff

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Calcio totale

Posted in Sport by lollipop on giugno 13, 2008

 

Tempo di europei di calcio: in questi giorni si è parlato molto dell’Olanda, per motivi noti ai più, e quando si parla di Olanda si finisce per parlare di “calcio totale”. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il corretto utilizzo dello spazio è fondamentale per compiere le scelte corrette all’interno dello spazio delle regole. Uno dei momenti più rivoluzionari della storia del calcio è legato proprio ad una nuova visione strategica degli elementi del gioco. Il calcio totale olandese all’inizio degli anni ‘70 in pratica invertì la gerarchia tra giocatori e spazio del gioco. Storicamente gli undici giocatori di una squadra interpretavano un particolare ruolo e rispettavano i propri compiti in maniera abbastanza rigida; nel calcio totale olandese è la zona del campo in cui si trova che determina le funzioni del giocatore che si trova ad occuparla. Per fare un esempio, il compito di un ala destra è, in sintesi, quello di occupare la fascia destra del campo, cercare la superiorità numerica, di solito con uno o più dribbling per poi liberarsi per un cross a centro area; nel calcio totale olandese queste funzioni venivano assolte, a seconda delle contingenze del gioco, dal giocatore che si fosse trovato ad occupare quella particolare zona del campo. In difesa viene introdotta la “zona”, che era già praticata in Sud America ma non dalle squadre europee, vengono cioè eliminate le marcature dirette uomo contro uomo. Il concetto base della marcatura a zona è che in situazione difensiva, cioè di non possesso palla, ad ogni giocatore viene assegnata una determinata zona del campo da difendere. Il compito principale di un difensore non è il controllo, la marcatura, di un particolare avversario, ma la copertura dello spazio; è ovvio che questo aumenta la possibilità dei difensori di partecipare al gioco: la zona espande lo spazio delle possibilità strategiche e tattiche a disposizione di una squadra e quindi del gioco nel suo complesso.

Un terzo elemento introdotto dal calcio totale fu l’uso del pressing, che consiste nell’attacco diretto al portatore di palla avversario, con lo scopo di conquistare la palla o comunque di restringere lo spazio disponibile per il gioco della squadra avversaria. Con altre parole, si può dire che il pressing consiste nella chiusura degli spazi circostanti il portatore di palla.

 

Ed infine, parte integrante del concetto di calcio totale era la tattica del fuorigioco, una invenzione frutto di una interpretazione attiva di una regola del gioco che era sempre esistita. Un giocatore si dice in posizione di fuorigioco quando – al momento in cui un compagno gioca il pallone – egli si trova più vicino del pallone stesso alla linea di porta avversaria, eccezion fatta se si trova nella sua metà campo o se tra lui e la linea di porta vi sono almeno due avversari. Questa è la regola n. 11 del regolamento del gioco del calcio, ed anche se nel corso degli anni è stata sottoposta ad alcune modifiche, è sempre esistita, eppure prima degli olandesi nessuno aveva pensato di sfruttarla attivamente: la difesa schierata a zona è prontissima a scattare in avanti, mettendo in fuorigioco gli attaccanti avversari, ogni qualvolta il pallone si avvicina alla tre quarti.

L’uso sistematico del fuorigioco in parte era un ricercato per i suoi vantaggi immediati, ma soprattutto si trattava di un modo per ridurre lo spazio e accorciare il campo, in modo da permettere l’intercambiabilità dei giocatori nei vari ruoli: se il terzino sta svolgendo il ruolo di ala destra, l’ala destra deve riuscire per tempo ad occupare la posizione del terzino.

La ricerca continua del possesso della palla ed il suo mantenimento erano funzionali al controllo del gioco e gli scambi di ruolo.

Il possesso di palla ed il pressing ricordavano la pallacanestro, al punto che il calcio totale olandese per un certo periodo venne anche conosciuto come “calcio basket”.

 

Un insieme così grande di cambiamenti in qualche modo non può essere del tutto casuale o legato alle intuizioni di singoli individui ma deve essere collegato allo spirito dei tempi. Le innovazioni del calcio totale sono così numerose e di rottura che devono essere messe in relazione a quelle più ampie delle regole sociali. Il calcio totale nasce, non a caso, nel Paese che più aveva fatto proprie le mutazioni avvenute nella stagione dei fine anni sessanta, con la rivoluzione sessuale, i diritti delle donne, la nascita dei movimenti giovanili e di quelli pacifisti, la comparsa del fenomeno hippy e di nuovo non è un caso che molti dei giocatori di quell’Olanda portassero i capelli lunghi. A questi elementi, scontato ricordarlo, va aggiunto il concretizzarsi di una manciata di fuoriclasse, tra i quali spicca la figura di Johan Cruijff, uno dei giocatori più forti della storia del calcio.

I successi delle squadre di club olandesi dei primi anni ’70 non passano inosservati, ma né gli addetti ai lavori né il grande pubblico capiscono di trovarsi di fronte ad una rivoluzione dalle conseguenze irreversibili. I Mondiali di calcio del 1974 si disputarono in Germania, e la nazionale olandese non era considerata tra le favorite. Ma il suo cammino appare subito travolgente e più che i  risultati ad impressionare il mondo è il modo di giocare del tutto nuovo. Superato il primo girone, si va alla seconda fase, dove le avversarie dell’Olanda sono Argentina, Germania Est e Brasile. L’Argentina è un ottima squadra ma il risultato finale non lascia dubbi sui valori in campo con l’Olanda che si impone per 4 a 0. Nella seconda partita gli olandesi si impongono per 2 – 0 contro la Germania Est e con lo stesso risultato superano anche il Brasile nell’incontro decisivo per accedere alla finale contro la Germania Ovest. La finale di quei mondiali del 1974 è più che una sfida tra due squadre, perché simboleggia lo scontro tra diverse concezioni del calcio è più in generale di due diverse visioni del mondo. Da una parte gli innovatori, i profeti di un nuovo modo di giocare, gli esploratori di nuove aree dello spazio delle regole. Dall’altra i depositari di un calcio più tradizionalista, meno incline allo spettacolo ma molto pragmatico ed efficace. Dopo il fischio d’avvio dell’arbitro l’Olanda si porta in vantaggio senza che i tedeschi riescano a toccare il pallone per una sola volta. Gli olandesi battono il calcio d’avvio e iniziano a passarsi la palla come chi non sa cosa farsene, poi ad un certo punto il pallone arriva a Cruijff che scatta in area dove viene atterrato da un difensore. Calcio di rigore, gol di Neeskens e 1 – 0 per l’Olanda. A questo punto l’Olanda commette un errore tipico ma non per questo meno grave, snatura il suo gioco e inizia ad arretrare il baricentro della squadra. Già nel corso del primo tempo i tedeschi prima pareggiano e poi segnano il gol del 2 – 1: il risultato non cambia più e la Germania diviene Campione del Mondo.

Come spesso succede, il movimento innovatore non riuscì ad imporsi negli albi d’oro, ma è indubbio che da allora il calcio è profondamente cambiato. Certo nessuna squadra ha più giocato come quella, ma oggi il pressing, la zona, la tattica del fuorigioco, la duttilità dei giocatori sono elementi dati per scontati da tutti coloro che seguono o praticano il gioco del calcio.

Sandro Picchi nel suo recentissimo “Quando il pallone s’indiavolò” (Editoriale Olimpia) fa notare che il calcio totale era allo stesso tempo il trionfo dell’improvvisazione e dell’organizzazione: “Un modulo senza ruoli fissi rappresentava il massimo della libertà espressiva per una squadra, ma per praticarlo era necessario che tutti, in ogni momento, pensassero alla stessa maniera. Che fossero inquadrati, omologati, programmati. Per la prima volta si cominciò a parlare di “collettivo”. … … Il totaal voetbal era il trionfo dell’organizzazione e di conseguenza la tomba della fantasia, oppure lasciava spazio anche alla creatività individuale? L’idea stessa di giocare a calcio senza ruoli fissi, trasportando alcuni concetti del basket in un campo lungo più di cento metri e largo sessantacinque dove si gioca con i piedi e non con le mani, era di per sé quanto di più innovativo, e dunque fantasioso, si potesse immaginare, e inoltre a nessun calciatore veniva impedito di esprimersi secondo le proprie ispirazioni, ma allo stesso tempo la partita era interpretata come una visione di gruppo in base alla quale nessuno era “Indipendente”. In un certo senso ogni calciatore era libero di seguire la propria ispirazione, almeno sul piano tattivo, ma con la complicità – la copertura- di un compagno di squadra. La sintesi potrebbe essere questa: “puoi fare ciò che vuoi, ma non puoi farlo senza gli altri”.

Dunque il calcio totale era allo stesso tempo invenzione e schematizzazione. Era libertà e gabbia. Era fantasia di gruppo, ma poteva anche diventare gruppo senza fantasia. Tutto dipendeva dalla qualità degli interpreti. …”

 

Questo post è debitore nei confronti di quanto scritto da Sandro Lanzarini qui:

http://cronologia.leonardo.it/sport/sport01.htm

 

e da quanto scritto da Sandro Picchi qui:

http://www.edolimpia.it/libro.php?codice=5220801

 

altre informazioni qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Calcio_totale

Miniature

Posted in Miniature by lollipop on giugno 1, 2008

Stare per vincere è facile; vincere è difficile.

Savielly Tartakower

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