La mossa del cavallo

Il calcio di rigore_Due appendici

Posted in Libri, Matematica, Sport by lollipop on aprile 29, 2008

Un appendice letteraria e una matematica per questa serie di post sul tema del calcio di rigore. Quella letteraria riguarda Luca Ricci ed il suo primo romanzo appena pubblicato per Einaudi (ma Ricci aveva già pubblicato alcuni volumi di racconti). Il libro, “La persecuzione del rigorista” narra, in prima persona, la storia di un giovane prete, con molta ambizione ma con poca vocazione, che viene mandato a trascorrere i mesi invernali di praticantato in un paesino degli Appenini. Qui il giovane prete rimane ossessionato da un particolare capacità di un contadino-calciatore, che non ha molti talenti ma la caratteristica di non sbagliare mai un calcio di rigore.

Alcuni brani tratti dal libro paiono una sintesi perfetta dei contenuti strategici del gioco del calcio di rigore: “non guarda mai il portiere negli occhi né i suoi movimenti prima di tirare, coma fa la maggior parte dei rigoristi. Si comporta come se il portiere non esistesse e la porta fosse vuota. Non è molto preciso, però e potente e non cambia idea. Immagino che già averne una prima di tirare gli sembri troppo. Predilige i tiri rasoterra, ma dovunque decida di piazzare il pallone, non cambia idea all’ultimo momento.” E qualche pagina più avanti, quando il giovane prete, esasperato da questa infallibilità troppo perfetta e senza senso, decide di mettersi in porta, per provare ad essere diretto artefice di anche un solo errore: “il mio contadino prende la sua rincorsa e tira la sua puntata. Non vedo partire il pallone e non lo vedo arrivare, m’imbambolo mentre s’insacca alla mia destra schizzando sul ghiaccio bassso e teso. Tutto quell’affare mi è insostenibile. Recupero il pallone dal fondo della rete, tale e quale a tutti i portieri che mi hanno preceduto e verso cui ho imprecato. Sette metri di porta non sono uno scherzo da coprire. Gli lancio di nuovo il pallone. ….
“Due volte a destra, adesso dovresti cambiare ma non lo farai perché te l’ho detto. Mi viene così. Penso ad alta voce, cerco di razionalizzare. Fletto le gambe e mi metto sulle punte dei piedi per aiutare lo slancio. Parto molto prima che tiri, cerco di giocare d’anticipo: sono disposto a tutto, anche a barare. Arrivo sul palo di destra in concomitanza del pallone. In una partita ufficiale sarebbe un rigore da ripetere, ma siamo a Chiamonte e nessuno m’impedisce di riscrivere le regole. Il mio corpo ricade verso il basso, a intercettare un eventuale tiro rasoterra, mentre il pallone mi passa sopra la terra e s’insacca sotto l’incrocio: non ha cambiato il lato, ma l’altezza. Torno a raccogliere il pallone e glielo rilancio. … Ne segna altri dieci.”

“La persecuzione del rigorista” qui su IBS

L’appendice matematica riguarda più da vicino la teoria dei giochi. Avevamo detto che essa suggeriva che la scelta strategica da preferire per il portiere (ma anche per il rigorista) fosse quella di affidarsi al caso, lasciando così l’avversario nella più totale incertezza riguardo le proprie reali intenzioni. In realtà alcune ricerche, tra cui segnaliamo quella di  pubblicata su Review of Economic Studies “Professionals Play Minimax” che ci indica come in realtà i calciatori professionistici adottino proprio questa strategia di scelte casuali! Il risultato è un po’ sorprendente perché nelle dichiarazioni dei calciatori spesso e volentieri si possono leggere o ascoltare frasi come “mi sono tuffato sulla sinistra perché lui tira quasi sempre da quel lato” oppure “ho tirato al centro perché lui si butta sempre su un lato” dimostrando così di non sfuggire ai meccanismi psicologici delle anticipazioni. Ma se si prova a guardare le cose da una prospettiva di lungo periodo, il comportamento dei calciatori appare assolutamente casuale, ed anzi obbedisce in pieno al teorema Minimax di Neumann e alla teoria degli equilibri di Nash. Palacios-Huerta ha esaminato 1417 calci di rigori tirati nel periodo settembre 1995 – giugno 2000 nei più importanti campionati europei. In estrema sintesi, la teoria dei giochi ci dice questo: lo scopo del rigorista è quello di massimizzare la sua percentuale realizzativa, mentre lo scopo del portiere e quello di minimizzare la stessa percentuale; in pratica i calciatori sono destri o mancini e quindi possono ottenere una percentuale realizzativa migliore tirando dal lato “giusto” e cioè alla destra del portiere per i destri e alla sua sinistra per i mancini, col risultato teorico che per massimizzare la percentuale i tiri non dovrebbero essere equamente distribuiti tra destra e sinistra ma andrebbe preferito leggermente in lato “forte” (per ragioni tecniche, il tiro al centro viene considerato tiro sul lato forte). Se mettiamo insieme destri e mancini, interpretando con destra il lato forte e con sinistra il lato debole, le frequenze attese di Nash sono le seguenti: (GL percentuale di tiri sul lato debole, KL percentuale di tuffi sul lato debole)

 

GL (%)

1 – GL (%)

KL (%)

1 – KL (%)

Frequenze di Nash

41.99

58.01

38.54

61.46

Le frequenze rilevate nella pratica sono straordinariamente simili:

 

GL (%)

1 – GL (%)

KL (%)

1 – KL (%)

Frequenze rilevate

42.31

57.69

39.98

60.02

In pratica quello che succede è che i calciatori si affidano al caso (privilegiando leggermente il loro lato forte) utilizzando si,  il gioco delle anticipazioni reciproche, ma solo come generatore di casualità!

http://www.econ.brown.edu/fac/ipalacios/pdf/professionals.pdf

Un ringraziamento particolare a Fioravante Patrone per averci indirizzato verso questo link.

 

 

Il calcio di rigore_6

Posted in Sport by lollipop on aprile 28, 2008

Per concludere questa breve carrellata torniamo ancora una volta a Totti sfruttando il fatto che il libro di cui è autore e a cui faceva riferimento in precedenza si intitola “Mo je faccio il cucchiaio”. Chiunque segua il calcio sa a cosa si riferisce il titolo, e cioè al rigore tirato da Totti nella semifinale degli europei del 2000 contro l’Olanda (per chiudere il cerchio si tratta proprio della partita del titolo dell’edizione italiana del libro di Ken Bray). Tecnicamente il cucchiaio è un pallonetto lento e centrale realizzato colpendo il pallone nella parte inferiore con il collo del piede. Strategicamente invece è una scommessa, in quanto sfrutta proprio il fatto che il portiere tende a tuffarsi prima del tiro ed in questo modo non può più intervenire per fermare il pallone che avrebbe potuto semplicemente “raccogliere” se fosse rimasto fermo al centro della porta. 
Il rigore alla Totti introduce un nuovo elemento di imprevedibilità, ed in effetti i portieri sono così abituati a tuffarsi in anticipo che “il cucchiaio” è meno rischioso di quello che si potrebbe pensare: a memoria ricordiamo 3 rigori di Totti a cucchiaio in competizioni ufficiali, con due realizzazioni e un errore, ma probabilmente questo gli ha permesso di migliorare la sua percentuale di trasformazione nei rigori tirati normalmente, in quanto qualche portiere o si sarà tuffato meno convinto, o avrà rinunciato del tutto al tuffo laterale pensando al pallonetto centrale, insomma con il “cucchiaio” Totti ha introdotto il concetto di bluff nel gioco del calcio di rigore.
Il cucchiaio di Totti in Italia – Olanda Europei 2000 su youtube
“Mo je faccio er cucchiaio. Il mio calcio” di Francesco Totti, Mondadori 2006

Il calcio di rigore_5

Posted in Sport by lollipop on aprile 27, 2008

Il calcio di rigore ha qualcosa di drammaturgico e rituale e molti sono quelli che ci hanno costruito delle storie intorno. Si può citare ad esempio il libro di Peter Handke “Prima del calcio di rigore” (il titolo tedesco è “Die Angst des Tormanns beim Elfmeter”, che suona come “l’angoscia del portiere dagli undici metri”) del 1970 da cui nel 1972 Wim Wenders trasse anche un film con la sceneggiatura dello stesso Handke. Joseph Bloch è un ex portiere di calcio che senza più lavoro, vaga per Vienna e senza motivo, uccide la ragazza con cui ha passato la notte. Comincia la paura, una tensione simile a quella provata di fronte al calciatore pronto a tirare il calcio di rigore. Riportiamo due brevi brani, che potrete trovare nel loro contesto a pagina 133 e 146 dell’edizione Feltrinelli del 2001, con la traduzione di Bruna Bianchi.
“Quando ci si fronteggia,” continuò il doganiere, “è importante guardare l’altro negli occhi. Prima che corra via, gli occhi indicano la direzione in cui correrà. Ma nello stesso tempo bisogna osservare anche le sue gambe. Su quale gamba si appoggia? La direzione in cui vuol scappare è quella indicata dalla gamba di sostegno. Ma se l’altro vuole ingannarti e non correre in quella direzione, allora subito prima di scappar via, dovrà cambiare la gamba di sostegno e facendolo perderà abbastanza tempo da permetterti di precipitarti su di li”.
… “In realtà non ci sono regole,” disse il doganiere. “Sei sempre in svantaggio, perché l’altro ti osserva a sua volta e vede come reagirai nei suoi confronti. Tu non puoi far altro che reagire. E quando lui comincerà a correre, dopo il primo passo cambierà direzione, e tu stavi sul piede sbagliato”.

… Fu concesso un calcio di rigore. Tutti gli spettatori corsero dietro la porta. “Il portiere si domanda in quale angolo l’altro tirerà,” disse Bloch. ”Se conosce il tiratore, sa quale angolo si sceglie di solito. Può darsi però che anche l’incaricato del calcio di rigore calcoli che il portiere ci pensa. Quindi il portiere pensa che oggi, per una volta, il pallone arriverà nell’altro angolo. Ma se il tiratore continuasse a pensare insieme al portiere e decidesse quindi di tirare nel solito angolo? E così via, e così via.” Bloch vide che a poco a poco tutti i giocatori uscivano dall’area di rigore. L’incaricato del calcio di rigore si aggiustò il pallone. Poi arretrò anche lui fino a uscire dall’area di rigore. “Quando il tiratore prende la rincorsa, il portiere indica involontariamente col corpo, poco prima che il pallone sia claciato, la direzione in cui si getterà, e il tiratore può tranquillamente calciare nell’altra direzione,” disse Bloch. “Il portiere avrebbe altrettante probabilità di sbarrare una porta con una pagliuzza.” Improvvisamente il tiratore si mise a correre, il portiere, che indossava un vistoso maglione giallo, rimase perfettamente immobile, e l’incaricato del calcio di rigore gli calciò il pallone nelle mani.

La metafora dell’incertezza del rigore è usata anche dal regista e attore Nanni Moretti nel suo film del 1989 “Palombella Rossa” anche se questa volta dal punto di vista del tiratore e in un altro sport, la pallanuoto; Michele Apicella, indeciso se tirare a sinistra o a destra finirà per sbagliare il rigore decisivo.
Il rigore di Apicella in “Palombella Rossa” (prima, dopo e versione cantata)
http://it.youtube.com/watch?v=pHN05aFgPdc&feature=related

http://it.youtube.com/watch?v=2wNbFtU6zRc&feature=related

http://it.youtube.com/watch?v=fdg5T-bXmfo

 

“Prima del calcio di rigore” di Peter Handke. Feltrinelli 2001 (1970)

http://www.internetbookshop.it/code/9788807816352/handke-peter/prima-del-calcio.html

Palombella rossa, film di Nanni Moretti (1989)

http://www.internetbookshop.it/dvd/7321958022276/nanni-moretti/palombella-rossa.html

 

Il calcio di rigore_4

Posted in Sport by lollipop on aprile 27, 2008

Esiste un’altra tecnica che i portieri possono usare per aumentare le loro chance di farsi volere bene, ed è quella di muoversi in avanti prima che la palla venga colpita. Questo è contro il regolamento, ed ogni rigore parato grazie a questo movimento in avanti andrebbe ripetuto, ma sta di fatto che la maggior parte dei rigori parati lo è proprio in questo modo. E questo nonostante un guardalinee assuma proprio il compito specifico di far rispettare questo aspetto del regolamento. Per fare un esempio due delle finali di Champions League degli ultimi anni sono state decise proprio in questo modo; nel 2003 Dida (portiere del Milan) ha dato un contributo decisivo alla vittoria della sua squadra nella serie di rigori finale, ma in almeno uno dei casi lo si può vedere avanzare (prima del tiro) quasi fino al limite dell’area piccola. Anche nella finale del 2005 Dudek, portiere del Liverpool ha parato uno dei rigori che hanno permesso la vittoria della sua squadra con un movimento in avanti meno accentuato di quello di Dida ma comunque irregolare. (Ken Bray nel capitolo 5 del suo libro descrive in dettaglio gli aspetti psicologici di quei rigori finali.) Ironia della sorte l’avversario del Liverpool era proprio il Milan di Dida. Ken Bray fa notare che la porzione di porta scoperta si riduce rapidamente e a poco meno di 4 metri dalla linea di porta, il portiere in teoria sbarra l’intero specchio. Anche in questi casi la parata non è sicura, tuttavia “un aggressivo avanzamento prima che la palla venga colpita intimidisce molto il rigorista, il quale potrebbe essere “destabilizzato” al punto da sbagliare l’esecuzione.” Tornano alla mente le parole di Totti: “E ho guardato il portiere. Mi sono anche spaventato. Il portiere è sempre enorme e la porta piccola”.

Rigori Milan – Juventus 2003

http://it.youtube.com/watch?v=H-QywzQPnz4&feature=related

Rigori Liverpool – Milan 2004

http://it.youtube.com/watch?v=dXpoDJz1fKQ&feature=related

4_continua

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Il calcio di rigore_3

Posted in Matematica, Sport by lollipop on aprile 26, 2008
Gol o parata?

Gol o parata?

Ken Bray è un fisico che ha un certo punto ha deciso di aggiungere ai suoi interessi sulla meccanica quantistica quelli sul calcio, realizzando varie ricerche su diversi aspetti del gioco. Nel suo libro del 2006 “How to score” (edizione italiana Sonzogno 2006 “Perché l’Italia vinse ai rigori con l’Olanda e Beckham tira punizioni imparabili?”qui su IBS ) spiega come il calcio di rigore sia la situazione più semplice da analizzare nella biomeccanica del calcio. David Kerwin e lo stesso Ken Bray, integrando immagini tratte dal gioco reale con misurazioni effettuate su apposite pedane hanno determinato il limite di parata del portiere. In un tuffo orizzontale non è possibile raggiungere i pali, poiché i portieri, come nessun altro, non possono coordinare i muscoli della coscia e del polpaccio e nel caso che il tuffo avvenga rasoterra, bisogna aggiungere il problema dell’adeguata trazione tra la scarpa e il terreno. Lo scopo del calciatore dovrebbe essere quello di piazzare il pallone nella zona “imparabile”, che costituisce il 28% dell’intero specchio.

“Ovviamente, non è detto che il pallone scagliato all’interno della distanza di tuffo verrà sicuramente parato. In un rigore ben tirato il tempo che il pallone impiega ad entrare in rete è di circa mezzo secondo, mentre il tempo di reazione del portiere è circa un quarto di secondo. Se quindi il portiere attende il momento del tiro il pallone ha già coperto metà della distanza che lo separa dalla porta. Per avere una minima probabilità di parare il tiro, l’estremo difensore dovrebbe iniziare a tuffarsi prima del tiro ed è proprio questo che fa nascere l’angoscia del portiere prima del calcio di rigore, che la teoria dei giochi consiglia per l’appunto di guarire decidendo a caso da che parte tuffarsi. In realtà ci sono dei segnali che i professionisti sfruttano per intuire la direzione del tiro, quale la direzione del piede non calciante nel momento della battuta o l’inclinazione dei fianchi. Se lo scopo è quello di centrare la zona imparabile diventa molto importante la padronanza del gesto tecnico e la capacità di riprodurlo. Ogni rigorista dovrebbe allenarsi così tanto da essere assolutamente familiare con il gesto tecnico.

Quindi potremmo stabilire le seguenti regole: allenarsi a tirare il pallone verso la zona imparabile; scegliere l’angolazione del tiro, prima del rigore, ancora meglio prima della partita; non cambiare idea ne durante la partita ne tantomeno durante la rincorsa; non guardare il portiere; usare metodi di concentrazione appropriati. Da notare che in teoria, data l’esistenza della zona imparabile si potrebbe immaginare un tiratore che decide di tirare sempre dalla stessa parte, ma in realtà questa non sarebbe una decisione corretta per due motivi: 1) per forza di cose si tende a tirare un po’ più in qua della zona imparabile, tanto vale variare il tiro per aumentare le difficoltà del portiere; 2) più importante ancora, al portiere è permesso muoversi lungo la linea di porta, e potendo essere certi della direzione del tiro è facile per lui spingersi verso la ormai “ex” zona imparabile.
Alcuni giocatori tentano di spiazzare il portiere con delle finte, e tirando dalla parte opposta da quella scelta dal portiere. Ma ovviamente questo approccio non può funzionare molto bene per un portiere che segua la teoria dei giochi! Le regole che dovrebbe seguire un portiere sono in qualche modo speculari a quelle del tiratore: allenarsi a raggiungere quanto più spazio della “zona parabile”; scegliere la direzione in cui tuffarsi prima del rigore, ancora meglio prima della partita; non cambiare idea ne durante la partita ne durante la rincorsa del tiratore; non guardare il tiratore; dimostrare grande calma.
Ovviamente un portiere distratto non potrà che parare ben pochi rigori, ma in qualche modo nel suo caso è meno importante ricorrere a tecniche come quelle descritte prima per il tiratore, in quanto comunque l’esistenza della zona imparabile è un fatto! Insomma il duello che si svolge dagli undici metri non è alla pari ed in pratica le statistiche mostrano che la trasformazione in gol del calcio di rigore oscilla tra il settantacinque e l’ottanta per cento. O per dirla con le parole di una canzone dei Diaframma di Federico Fiuamani del 1994:
“Quando un portiere para un rigore
tu non puoi fare a meno
di mettere da parte i sospetti
e di volergli bene”.
(‘Il portiere’ dall’album Confidenziale)

L’immagine che illustra il post è di dani.f2, qui su flickr.

3_continua

Il calcio di rigore_2

Posted in Matematica, Sport by lollipop on aprile 25, 2008

Il calcio di rigore è un “gioco” nel gioco, ed anzi è una delle situazioni più studiate, a livello scientifico perlomeno, che a volte non sembra che calciatori, allenatori e media diano a questo elemento del gioco la giusta importanza. Ad un livello matematico la sfida tra tiratore e portiere è analizzabile con la teoria dei giochi, che ci indica che la cosa migliore da fare è introdurre nella propria condotta strategica una certa dose di incertezza: come spiega (dal punto di vista del portiere) nel suo libro “A caso” Ivar Ekeland: “Il regolamento gli proibisce di muoversi prima che la palla sia stata colpita, e il suo scatto dev’essere praticamente simultaneo al tiro perché egli possa avere qualche probabilità di fermarlo. Poiché, una volta fatta la sua scelta, non avrà il tempo se non di apportarvi correzioni minime, dovrà nei limiti del possibile anticipare il rigorista, decidendo per esempio da che parte buttarsi. Certi portieri cercano effettivamente di indovinare sulla base delle abitudini del tiratore, del suo stato di affaticamento e dei rigori da lui tirati in precedenza, da che parte batterà il rigore. Ma l’avversario non è necessariamente meno astuto di lui, e il tiratore potrà cercare di anticipare il portiere. Ecco perché alcuni rinunciano a impegnarsi nel gioco senza fine delle anticipazioni reciproche e si rimettono al caso, o all’impressione del momento…. Quel che risulta nel modo più chiaro da tutte queste situazioni è che non può esistere un metodo che garantisca il successo a uno dei due giocatori. Occorre infatti partire dal principio che essi sono entrambi razionali, che dispongono della stessa informazione, e che ognuno di loro è quindi in grado di riprodurre i ragionamenti dell’avversario. Se esistesse un argomento invincibile che convincesse per esempio il portiere a buttarsi a destra, questo argomento sarebbe in possesso anche del suo avversario, che, giudicandolo perfettamente convincente, anticiperebbe non meno perfettamente la reazione del portiere e tirerebbe dall’altra parte. Ecco perché il meglio che la teoria dei giochi abbia potuto fare nell’analisi di questo genere di situazioni è stato di introdurre nella decisione un elemento di caso: “Se il portiere tira a testa o croce da quale parte buttarsi, si immunizza per sempre contro la sottigliezza mentale dei suoi avversari e, se la sua carriera è abbastanza lunga, alla fine avrà avuto ragione una volta su due”. Egli deve però resistere alla tentazione di affidarsi alla propria sottigliezza mentale, la quale metterebbe immediatamente in moto il meccanismo delle anticipazioni. Se egli constata, per esempio, che i rigori vengono tirati sistematicamente alla sua destra, non deve perciò buttarsi meno spesso alla sua sinistra. Ogni mutamento di strategia da parte sua sarebbe infatti osservato rapidamente dall’avversario, che ne approfitterebbe per piazzare qualche tiro alla sua sinistra. In effetti, quei tiri sistematici da una sola parte potrebbero avere lo scopo di convincere il portiere ad abbandonare la sua strategia di testa o croce e a tornare a una gara di anticipazioni, dove l’avversario si sente più a suo agio. … il portiere lascia definitivamente i suoi avversari in una situazione d’incertezza; i loro ragionamenti più fini, le loro strategie più sottili non potranno impedirgli di avere ragione una volta su due”.
Questo ragionamento vale anche per il tiratore, ma forse un po’ meno, dato che da un punto di vista pratico egli può aspirare al tiro imparabile.
2_continua
“A caso. La sorte, la scienza e il mondo” di Ivar Ekeland 1991 edizione italiana Bollati Boringhieri 1992 (ristampa 1999). Su IBS qui.

Il calcio di rigore_1

Posted in Sport by lollipop on aprile 24, 2008
Gli occhi di Totti

Gli occhi di Totti

L’immagine degli occhi di Francesco Totti mentre si prepara a tirare il rigore (qui su youtube) contro l’Australia rimarrà uno delle più famose dei mondiali di calcio Germania 2006. Indubbiamente sono gli occhi di una persona che si sta concentrando per fare qualcosa di molto importante, ma volendo scendere un po’ nei dettagli, potremmo provare a chiederci: a cosa stava esattamente pensando Totti? Nel suo libro “Italia – Germania 2 a 0” (qui su IBS)  il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo ci rivela alcuni particolari interessanti: subito dopo la partita, a una giornalista spagnola che gli chiede a cos’ha pensato prima Totti risponde “A come esultare dopo”, per poi subito aggiungere, incalzato dai giornalisiti, “E vabbè. Nel mio libro ho scritto che ci sono due cose da non fare mai, quando si tira un rigore decisivo: cambiare idea in corsa e guardare il portiere. Se cambi idea il tiro riesce fiacco. Se guardi il portiere lui può disorientarti con le finte”. Per poi rivelare “invece ho fatto tutt’e due le cose. Ho deciso all’ultimo di tirare la botta. E ho guardato il portiere. Mi sono anche spaventato. Il portiere è sempre enorme e la porta piccola. Scrivere i libri è facile. Nella vita, sul campo, è più difficile”.

Pur se Totti segnò quel rigore egli appare del tutto consapevole che è stato un errore infrangere le sue stesse regole e può non essere del tutto un caso che alla ripresa della stagione, con la maglia del suo club Totti ha sbagliato 3 dei primi 4 rigori che ha tirato, come se aver infranto le regole e non averne pagato le conseguenze gli avesse fatto dimenticare di continuare ad applicarle.

Secondo la moderna psicologia comportamentale, in questi casi può aiutare il dialogo interno e la costruzione di immagini positive. Preparandosi al tiro, un calciatore dovrebbe concentrarsi sul tipo di tiro che ha deciso di eseguire e sulla sua esecuzione: occorrerebbe pensare qualcosa del genere “Tira il pallone con il collo, sulla sinistra, ad altezza d’uomo, nell’angolo” e contemporaneamente visualizzare la scena. E ancora poco prima di iniziare la rincorsa “Collo, sinistra, altezza uomo, angolo”. Indugiare su pensieri anche apparentemente motivanti è invece un errore: “Se segno, la mia squadra passerà il turno, se segno, la mia squadra vincerà la coppa, se segno, gli avversari dovranno tirare ancora un rigore e potrebbero sbagliare”. In questo modo, l’attenzione mentale va a bloccarsi sull’idea di non sbagliare, piuttosto che sull’intenzione di segnare.

Disciplina

Posted in Sport, Storia by lollipop on aprile 23, 2008

Il generale Desaix
Il generale Desaix

Nel suo libro “The Italian Job” (qui su bol) l’ex calciatore e ora allenatore e commentatore televisivo Gianluca Vialli riporta alcune considerazioni dell’allenatore dell’Arsenal Alex Wenger. “C’è una storia che mi piace raccontare” dice Wenger. “In Giappone, se tu, l’allenatore, dici ai giocatori di scattare a tutta velocità contro un muro di mattoni, quelli lo fanno senza fiatare. Poi, quando si spaccano la testa e cadono per terra, ti guardano e si sentono traditi. Si fidano ciecamente dell’allenatore e non riescono a credere che questi possa fare loro del male. Il giocatore inglese, per molti versi, è come quello giapponese. Anche lui scatta a tutta velocità contro il muro di mattoni, ci va a sbattere, si alza, si dà una ripulita ed è pronto a ricominciare. Non si chiede che senso ha correre contro un muro, per quale motivo lo fa. Lo accetta e basta. Ora il calciatore francese, come l’italiano, reagisce in modo diverso. Ti guarda e dice: “Okay, mister, noi corriamo contro il muro, ma potrebbe prima farci vedere lei come si fa?”. La questione è che lì si fidano dell’allenatore, ma solo fino ad un certo punto. Hanno bisogno di credere in ciò che fanno.” Poi Wenger prosegue: ”Gli inglesi ce l’hanno nel sangue. Hanno quest’abnegazione quasi militare in tutto quel che fanno. Fanno come gli viene detto, eseguono gli ordini, non mettono in discussione l’autorità e non si arrendono mai, anche quando sono sotto di tre gol e mancano due minuti alla fine. Non credo sia una coincidenza. Gli inglesi vincono quasi sempre le guerre.”

Se è sicuramente vero che la disciplina è un vantaggio, lo è anche il fatto che a volte un po’ di consapevolezza critica e una certa capacità di interpretazione delle regole possono essere d’aiuto.

Nel giugno del 1800, Napoleone, che era stato da poco nominato console a vita, era in Italia per riprendere il controllo delle terre occupate dagli austriaci del generale Melas. Nei pressi di Marengo, nei dintorni di Alessandria, l’esercito francese venne in contatto con quello austriaco. Melas lasciò credere a Napoleone di avere con sé solo un’avanguardia, fingendo che il grosso dell’esercito fosse altrove. Napoleone si convinse che si trattava solo di una finta e non riunì le forze. Al contrario il 13 giugno aveva ordinato al generale Louis Charles Desaix di proseguire nella marcia verso Novi Ligure sia a scopo di protezione del fianco sinistro sia per tagliare un’eventuale ritirata di Melas. Altre divisioni, con scopi simili, erano state inviate verso nord.

Ma il generale Desaix non era affatto convinto della lettura della situazione di Napoleone e interpretò a suo modo il sistema di regole che prevede l’obbedienza totale agli ordini dei propri superiori. Desaix non può che obbedire, ma decide di farlo “piano”: i fiumi venivano guadati molto lentamente, ogni intoppo rappresentava una buona scusa per perdere un po’ di tempo. Ad un certo punto, Desaix manda una staffetta a chiedere conferma degli ordini ricevuti, Napoleone ribadisce che la battaglia è un trucco e conferma di continuare la marcia verso sud. A Marengo il 14 giugno Napoleone viene attaccato di sorpresa dagli austriaci. Per troppe ore ancora Napoleone continua a pensare che si tratti di una finta e solo nel primo pomeriggio comincia a rendersi conto della situazione.

E così mentre Desaix pigramente prosegue verso sud, un’altra staffetta lo raggiunge con il controordine. “Per amor di Dio torna indietro, se ancora ce la fai.” Desaix non si è limitato a rispettare le regole ma le ha interpretate, ed allora fa in tempo a tornare indietro. Nel frattempo a Marengo la battaglia si poteva definire perduta per i francesi, tuttavia non ci furono né una totale disfatta né una formale resa; piuttosto, l’esercito francese aveva rinunciato a combattere e si limitava ad arretrare in maniera confusa, abbandonando il campo di battaglia e le postazioni inizialmente occupate. A metà pomeriggio la battaglia pareva praticamente conclusa, tant’è che il Generale Melas si ritirò al quartier generale di Alessandria, non prima di aver mandato un messaggero a Vienna per annunciare la vittoria. L’offensiva finale, procedeva senza fretta. Ufficiali e soldati austriaci avanzavano con prudenza, convinti che la battaglia fosse ormai vinta.

Ma appena il generale Desaix si ricongiunge con Napoleone i due sono pronti a riprendere in mano la situazione. Le cronache riportano la seguente affermazione di Desaix: “Questa battaglia è perduta. C’è però tempo per vincerne un’altra. La divisione di Desaix attacca, e fa altrettanto su un altro fianco la cavalleria al galoppo guidata da Kellermann. Allora anche il resto dell’esercito francese riprende coraggio e ritorna a combattere. Gli austriaci sono sorpresi: non avevano previsto l’arrivo di rinforzi né un attacco quasi a sera. Inoltre, non si era mai visto che il nemico ricominciasse a combattere una battaglia perduta. Senza un capo, senza un comando, senza una strategia gli austriaci barcollano ed in pochi minuti le sorti della battaglia vengono completamente ribaltate. E Desaix? Il generale Louis Charles Desaix cadde nei primi attimi della carica della sua divisione.

Con le parole che Gianni Riotta fa pronunciare al Colonnello Terzo, protagonista del suo “Principe delle nuvole” (qui su IBS): “Il generale Louis Charles Desaix …aveva avuto ragione, la seconda battaglia poteva essere vinta. Ma lui muore subito, colpito da una pallottola. E’ riuscito nell’impresa più difficile, in pace e in guerra, agli eserciti e alle persone: non accettare la realtà che gli altri ci impongono, ma saperla trasformare, a modo nostro. Chi ha detto che in un giorno si possa combattere una, e una sola, battaglia? Sembra una verità geometrica, ma Desaix non l’accetta. Il generale Desaix capisce, prima di Napoleone, che l’offensiva di Melas non è un tranello. Riprende a combattere quando i francesi sono rassegnati alla rotta. Ispira Kellerman, salva la giornata e restituisce Napoleone alla Storia”.