Bad beat
Giocando a poker può capitare di perdere un grosso piatto in cui si era favoriti dal calcolo delle probabilità, perché l’avversario pesca una delle poche carte che può fargli ribaltare la situazione. In questo caso si parla di “bad beat” che è l’incubo di molti giocatori, non solo per il valore della mano in sé, ma anche perché questo colpo sfortunato tende ad avere influenze psicologiche che danneggiano anche il gioco successivo.
Ian Taylor e Matthew Hilger, nel loro “Poker Mindset” evidenziano quattro fasi nell’evoluzione di un giocatore in rapporto alle “bad beat”: la rabbia, la frustrazione, l’accettazione, l’indifferenza.
Non ci vuole chissà quale spirito di osservazione per notare che si tratta di quattro fasi che hanno a che fare con tutti i tipi di “bad beat”, non solo a quelle del gioco del poker.
E voi, nei confronti della vostra personale bad beat, in che fase vi trovate?
Fase 1 – Rabbia
La reazione iniziale del giocatore è di adirarsi. (…) Questa rabbia potrebbe scaricarsi su numerosi obiettivi possibili, a seconda di cosa è accaduto nella mano. L’obiettivo più comune è l’avversario. Soprattutto se il giocatore crede di aver perso il piatto a causa del brutto gioco di questo. Ad esempio, l’avversario completa un progetto improbabile quando invece il gioco corretto sarebbe stato quello di foldare.
Molti giocatori sfogheranno la rabbia verbalmente, correggendo e sminuendo l’avversario che gioca male. (…)
Se perdesse il piatto a causa delle brutte carte (ad esempio, al flop fa scala ,a perde con un full) il giocatore sfogherebbe la sua rabbia da qualche altra parte. (…) I giocatori più diplomatici daranno semplicemente la colpa della loro sfortuna al destino, agli dei del poker o a qualsiasi altra divinità in cui credono.
I giocatori nella fase 1 si mettono nelle condizioni di soffrire ogni volta che perderanno un piatto. Spesso inizieranno a “andare su tutte le furie”, condizione in cui il giocatore va in tilt giocando in modo troppo loose o troppo aggressivo. Cercheranno anche di pareggiare i conti con l’avversario che li ha battuti o continueranno a giocare finché non riavranno i soldi che hanno perso.
È molto difficile essere un giocatore di successo se vi trovate alla fase 1.
Fase 2 – Frustrazione
I giocatori nella fase 2 hanno imparato a rimuovere le emozioni più distruttive dalla propria reazione quando perdono un grosso piatto. Perderli sarà comunque doloroso, ma questo dolore si manifesterà più sotto forma di frustrazione che di rabbia. I giocatori in questa fase saranno frustrati dalla casualità del poker. Non faranno che pensare ai “se solo…” della mano.
Il problema per i giocatori alla fase 2 è che si fissano ancora sui risultati nel breve termine. (…) I giocatori frustrati comprendono le realtà del poker, solo che non le hanno ancora accettate. (…) Senza dubbio potete essere bravi giocatori alla fase 2, ma il vostro atteggiamento vi ostacolerà. Anche se non sarete inclini ad infuriarvi come i giocatori alla fase 1, comunque sbaglierete gioco molte volte a causa della frustrazione, e sarete soggetti ai tilt…
Fase 3 – Accettazione
I giocatori alla fase 3 capiscono e accettano la realtà del poker… Comprendono che il gioco implica molta fortuna nel breve termine e come risultato sono destinati a perdere a volte dei grossi piatti. Se vengono battuti da un giocatore scarso, che riesce a portare a termine un progetto in extremis, tendono a non reagire male perché sanno che nel lungo periodo, vinceranno soldi quando i loro avversari cercheranno di chiudere progetti non vantaggiosi.
Non c’è bisogno di dire che i giocatori nella fase 3 non si fanno influenzare dai risultati dei piatti … hanno imparato a guardare in prospettiva i risultati nel breve termine e a concentrasi su ciò che è pi importante.
I giocatori nella fase di accettazione vanno meno incontro alla possibilità di andare in tilt rispetto a quelli nella fase 1 o 2. Sanno che guadagneranno per gli errori dei loro avversari anche se perderanno quella singola mano. (…) La fase 3 è un buon atteggiamento quando si perdono i grossi piatti. In questa fase avrete tutte le possibilità di essere un bravo giocatore e infatti è questo l’atteggiamento che i giocatori che hanno più successo imparano ad adottare.
Fase 4 – Indifferenza
Per raggiungere la fase 4 bisogna essere un giocatore estremamente disciplinato con un notevole autocontrollo, pochissimi giocatori ci riescono. Nella fase 4, un giocatore non registrerà nessun tipo di ansia per aver perso un grosso piatto. Invece di provare rabbia, frustrazione o persino accettazione della mano, si concentrerà totalmente su come hanno giocato i suoi avversari e su quello che può imparare dalla mano. Che perda o che vinca è un dettaglio irrilevante. Alla fase 4 i giocatori capiscono che l’unica cosa che conta nel poker è il lungo termine. Il risultato di una mano è irrilevante e non vale nemmeno la pena pensarci. Per loro, l’unica cosa che importa nella singola mano è se hanno preso le decisioni giuste. Se l’hanno fatto, allora è stata una buona mano. I giocatori nella fase 4 hanno l’atteggiamento perfetto verso la perdita dei grossi piatti. Se mai andranno in tilt, non sarà certo per i risultati nel breve termine. Questo li pone enormemente in vantaggio rispetto ai giocatori che non riescono ad adottare questo atteggiamento.
Immagine di evanwork tratta da flickr.
L’arte marziale del poker
L’arte marziale del poker. Sergio Valzania. Solfanelli Editore 1989
Un libro con un titolo così, che invita a pensare ad un gioco della mente come a una disciplina marziale, non poteva che suscitare la nostra attenzione. Il volume è fuori catalogo, ma con un po’ di buona volontà se ne può trovare una copia in rete. Il poker di cui si parla qui è quello del gioco all’italiana, non tra i nostri preferiti, ma molte delle considerazioni sono valide per tutte le varianti del poker. I titoli dei capitoli: 1) L’arte marziale 2) Come vincere sempre 3) Come non vincere troppo 4) Teresina e i suoi parenti 5) Gli adepti 6) Le parole per dirlo 7) I numeri
L’America.
Un estratto:
Prima ho ammonito a non pretendere troppo dalle mani buone, allo stesso modo adesso vi invito a non buttarle via. Anche se avete l’impressione che nessuno abbia un punto che lo possa spingere a vedere, giocate ugualmente con le vostre carte e non con quelle degli altri che, fra l’altro, a meno che non siate un baro, non conoscete.
Questo dato ci porta finalmente a quella che considero la regola del gioco del poker, quella che veramente gli conferisce la sua dimensione di disciplina dello spirito e di metodo rigoroso di conoscenza per sé e per gli altri: ripetersi sempre.
Lo so cosa sta pensando la maggior parte dei miei lettori, soprattutto tra i meno assidui nella fedele frequentazione del tavolo verde. Un pensiero è balzato repentino alla mente, sostenuto da brandelli di conversazione fatte e ascoltate, da moniti di sedicenti ascerdoti del poker, tutti tendenti a dimostrare come la nostra disciplina agonistica si basi sulla fatalità, la menzogna, la sorpresa.
Non lasciatevi ingannare. Le virtù di una seria pratica sportiva, all’orientale, di una vigorosa arte marziale, non possono che essere il rigore, la perseveranza, la metodica ripetizione dell’atto rituale, la riproduzione di simboli, per farla breve, e la serietà con la quale essa viene attuata.
Sergio Valzania, giornalista e autore televisivo dal 1999 è direttore di Rai Radio Due e dal 2002 fino al 2009 ha diretto i programmi radiofonici di Radio Due e Radio Tre. Recentemente si è dedicato anche alla scrittura di libri di storia.
L’immagine del libro è tratta dal sito di aste online ebay, uno dei luoghi dove potete cercare il libro.
Difesa e contrattacco
A volte, anche nel poker, la miglior difesa è il contrattacco. Ce lo spiega David Apostolico in un articolo apparso qualche tempo fa sulla rivista “Poker Sportivo”.
Quando vi attaccano troppo spesso, dovete contrattaccare
… non è una buona cosa chiamare ogni potenziale bluff. Quando non avete una buona mano, passare è nel vostro interesse. C’è una linea sottile, tuttavia, tra il fare un buon laydown e permettere all’avversario di rubarvi il piatto.
Se un avversario sa che passerete sempre, a meno che non avete una buona mano, vi attaccherà costantemente. Continuerà a puntare finchè non risponderete al fuoco. Non è saggio farlo ogni volta, però dovete sempre avere una precisa consapevolezza della vostra immagine al tavolo. Se un giocatore in late position rilancia ogni volta che siete sul big blind, dovrete controrilanciare prima o dopo, indipendentemente dalle carte che avete, altrimenti continuerà a farlo.
A volte anche nel poker, la miglior difesa è il contrattacco.
Immagine di Wenspics, su flickr qui
Poker e scopone scientifico
Nel suo articolo della domenica sul quotidiano “la Repubblica” ieri (3 maggio 2009) Eugenio Scalfari, parlando delle manovre di questi giorni della Fiat e del suo AD scrive:
“Si dice che il vero gioco prediletto da Marchionne non sia il poker ma invece lo scopone scientifico. Se è vero, quello è il gioco più appropriato a risolvere una partita così complessa e delicata.
Si tratta, come è evidente, di un gioco a incastro che si svolgerà nel mercato mondiale. ….”
Abbiamo capito bene se riassumiamo dicendo che in questo gioco la posizione del quarto sette è più importante di ogni tentativo di bluff?

Professione: Bluffeuse
La vita e le partite della regina del Poker e del Texas Hold’em
Isabelle Mercier con Marina Rozenmann
Mursia 2008
Quando lo abbiamo visto in libreria, sapevamo già che l’avremmo comprato (non fosse altro per proporre un appendice sul tema del bluff per questro blog). Poi mentre lo sfogliavamo ci siamo imbattuti in qualche frase qua e là che ci aveva lasciati un po’ perplessi, tipo questa: “Spendere sempre un po’ più che si possiede dimostra il desiderio che si ha di vivere.” Forse Zygmunt Bauman potrebbe aggiungere questa frase in una sua prossima edizione di “Vita liquida”… ma poi ci siamo detti, chissà come suona nel contesto e l’abbiamo comprato e ora letto.
“Bluffeuse” è molto interessante soprattutto per come descrive la vita di un giocatore di poker professionista. Ad un certo punto la Mercier dice qualcosa del tipo le mie valigie sono la mia casa: indubbiamente quest’aspetto rappresenta il nucleo centrale del libro. Di partite di poker vere e proprie ce ne è qualcuna, ma niente che possa essere preso come materiale di studio, e del resto ben presto si capisce che anche se l’autrice dà qualche consiglio qua e là il suo libro non vuole certamente essere un manuale.
Non mancano comunque altri spunti degni di attenzione, come quando a pagina 66 la Mercier racconta che il suo gioco ha cominciato a migliorare una prima volta quando ha capito “… che le fiches sono un linguaggio; con loro si comunica, si risponde al proprio o ai propri compagni. A volte la conversazione procede male, e qualcuno decide di mollare gli altri quando va in all-in, per esempio. Alcuni parlano continuamente, quando non smettono di rilanciare. …”
O come quando più volte nel corso del libro dice che il bluff è una storia che un giocatore racconta al suo avversario. Non potremmo essere più d’accordo, noi che pensiamo che ogni momento del poker e di ogni altro gioco è raccontare una storia.
A pagina 136 c’è un panegirico del gioco aggressivo: “Paul (Magriel) mi parlava di aggressività: in genere, mi diceva, è sempre più piacevole prendere il controllo di una mano che seguire passivamente. Dunque bisogna rilanciare la puntata degli altri per prendere il controllo. Questi attacchi continui mettono gli avversari in posizione difensiva, allora diventano più facilmente leggibili. Inoltre, se un giocatore aspetta ottime carte per giocare un colpo, essere attivo e rilanciare, non riuscirà a tirar fuori le fiche che possono fargli vincere le sue grosse mani. (….) Gli altri vedono che giochi molti colpi, che non hai paura di niente. Le tue fiches sono soldati. Vuoi riportarli a casa insiema a qualche prigioniero. La guerra è psicologica. I tuoi avversari hanno paura, tremano, continuano a gettare le carte. Sei il padrone del mondo, perché il tuo mondo è il tavolo.
Tutto giusto anche se sarà utile specificare che altre letture ci informano che questo stile è anche molto molto difficile da praticare con successo.
Degna di attenzione anche la citazione dei lavori di Charles Nesson “… professore della scuola di diritto di Harvard, ha pubblicato uno studio che presenta il poker come una panacea per parecchi problemi della società, dalla delinquenza giovanile alle crisi diplomatiche mondiali. Dice che il poker può contribuire allo sviluppo del rispetto, al senso acuto degli affari, e persino alla strategia di guerra. Poiché insegna alla gente a pensare da sola, un elemento chiave dell’individualità, ma insegna anche la pazienza, il sangue freddo, il rispetto del proprio avversario e la comprensione, l’accettazione di un altro punto di vista oltre il proprio. E anche a perdere.”
Aggiungiamo che Charles Nesson ha fondato ed è attivamente coinvolto nella GPSTS, Global Poker Strategic Thinking Society.
Tutto sommato un libro interessante, e se poi sarete abbastanza bravi, come è la Mercier, di vincere dei soldi con il poker sarete voi a decidere come spenderli. La sua prima vincita sostanziosa Isabelle Mercier l’ha spesa così: “Ho vinto 53.697 euro. Spese interamente ad avenue Montaigne, in abiti e ammennicoli di lusso, e in foie gras, tè e biscotti da Fauchon. Come le ragazze di Sex and the City in piena fame di shopping!”
Pantomima terrestre

Vittorio Sereni
Una poesia di Vittorio Sereni:
Pantomima terrestre
…Auprès de margelles dont on a soustrait les puits
RENE CHAR
Ma senti – dice – che meraviglia quel cip sulle piante
di ramo in ramo come se il poker continuasse all’aperto:
dimmi se non è stupenda la vita.
Chiaro che cerca di prendermi per il mio verso.
Vorrei rispondergli con un’inezia della mente
un’altra delle mie tra le tante
(gente screziata di luna per porticati
e uno attorno tra loro, dall’uno all’altro:
assaggiate questa fresca delizia).
Certo, – rispondo invece – è stupenda. Vuoi testimoni?
Prove per assurdo? Controprove?
Eccoti di giorno in giorno la mia acredine
La mia insofferenza di gente in gente
(ma queste brezze tra le secche e le rapide
tra i diluvi e le requie dell’essere questi balsami…).
Pare bastargli: ma dunque (benedicente, bonario)
ma allora, coraggio!
Per giravolte di scale
va su col coraggio.
Parli – gli grido – dietro
come un credente di non importa che fede.
E lui per rami di scale, mezza faccia già disfatta
mezza in ombra, canzonandomi con parole d’autore: ?le gusta
este jardine que es suryo?Evite…
dal basso gli completo la frase: que sus hijos lo destrujan…
rifacendogli il verso.
Ma se è già guasto, con queste stesse mani:
e tu chi sei tu così avanti sulla scala del giudizio
e del valore, dillo ai tuoi discepoli e seguaci
ai tuoi consoci, vengano a questi bicchieri
di delizia a questi apparati di fresco
ma in comunione ma tutti ma in una volta sola.
È rimasta una chiazza una pozza di luce
non convinta di sé un pozzo di lavoro con attorno
un girotondo di prigionieri (dicono) sulla parola:
sanno di un bagliore che verrà
con dentro, a catena, tutti i colori della vita
- e sarà insostenibile.
Sembra allora di capirlo a che si ostinano
dove puntano cosa vogliono o non vogliono
che cosa negano che scappatoie infilano
i motori della giostra serale
con quelli che fingono ad ogni giro di andare via per sempre
con quelli che fingono ad ogni giro di arrivare
dentro un paese nuovo per cominciare ex-novo
- e i primi lampi
lo scroscio sulle foglie
l’insensatezza estiva.
All-rounders

Su Wikipedia abbiamo trovato una interessante voce “List of all-rounders in games of skill”, si tratta di un elenco di giocatori che hanno ottenuto risultati significativi in più giochi della mente (l’elenco comprende gli scacchi internazionali, la dama il backgammon, il bridge ed il poker).
La voce è uno “stub”, cioè una bozza e i criteri per esservi inseriti sono abbastanza stringenti, in quanto sono elencati solo giocatori che hanno vinto qualcosa di importante.
I giocatori sono Mads Andersen (Danimarca, 1971, Backgammon e Poker), John R. Crawford (Usa, 1915 – 1976, Backgammon e Bridge), Billy Eisenberg (USA, 1937, Backgammon e Bridge), Pierre Ghestem (Francia, 1922 – 2000, Dama e Bridge), Oswald Jacoby (USA, 1902 – 1984, Backgammon e Bridge), Irina Levitina (Russia – Usa, 1954, Scacchi e Bridge), Bill Robertie (USA, Scacchi e Backgammon), Dan Harrington (Usa, 1945, Backgammon e Poker), Kit Woolsey (USA, 1943, Backgammon e Bridge).
Interessante notare che dei nove giocatori, ben quattro praticano o hanno praticato l’accoppiata Backgammon – Bridge, il Backgammon è il gioco più presente perché altre due volte si trova accoppiato con il Poker e una con gli Scacchi. Segue il Bridge con sei presenze, mentre una sola presenza ha la dama. Nessun giocatore compare tre volte, anche se si sa che Bill Robertie, nell’elenco per Scacchi e Backgammon e anche molto conosciuto nel mondo del Poker. Una sola donna presente in un elenco nel complesso molto americano (ben sei giocatori, più la russa – americana Irina Levitina).
Ovviamente l’elenco degli all-rounders potrebbe essere molto più lungo eliminando il vincolo “aver vinto qualcosa” o inserendo altri giochi. Per esempio, Yoshhiharu Habu, campione indiscusso di Shogi, gli scacchi giapponesi, si diletta ogni tanto con gli scacchi internazionali ed ha raggiunto il livello di Maestro Fide. Si conoscono anche esempi di giocatori che hanno praticato a buoni livelli gli scacchi e la dama, come Rashid Nezhmetdinov, i due giochi richiedono un livello di specializzazione troppo alto per permettere a qualche plurigiocatore di primeggiare in entrambi i campi. E vista la grossa diffusione che sta avendo il poker tra gli scacchisti, chissà che prima o poi un Grischuck o un Kasimdzhanov non vadano ad inserirsi in questa lista.
La foto è di Williamhartz da Flickr
Il salto della gazzella
Rileggendo “La mente e le menti – Verso una comprensione della coscienza” di Daniel C. Dennett, a pagina 142 della seconda edizione italiana BUR del giugno 2006, mi sono imbattuto in questo pezzo sul bluff che non posso fare a meno di riportare:
(…) Il contesto competitivo è evidente in tutti i casi di comunicazione fra predatore e preda, come nelle comunicazioni minimali della gazzella che salta esageratamente in alto e della lepre che fissa con impudenza la volpe; è ovvio che a questo punto sorge l’opportunità di bluffare. Nella proiezione del futuro, chi riesce a compiere , riguardo all’avversario, previsioni più numerose e migliori di quelle che l’avversario stesso riesce a compiere su di lui, si trova in una situazione di enorme vantaggio; pertanto, l’imperscrutabilità del proprio sistema di controllo è sempre nell’interesse di un agente. L’imprevedibilità è in genere un buon elemento di protezione che non andrebbe mai sciupato, ma dovrebbe sempre essere speso saggiamente. C’è molto da guadagnare dalla comunicazione se essa viene dosata abilmente: una dose di verità sufficiente per mantenere la propria credibilità e una dose di falsità sufficiente per mantenere aperte le proprie opzioni. (Questo è il primo insegnamento nel gioco del poker: chi non bluffa mai non vince mai; ma chi bluffa sempre perde sempre.) Ci vuole un certo sforzo di immaginazione per considerare la lepre e la volpe come agenti che cooperano per risolvere i propri problemi – peraltro collegati – di gestione delle risorse; ma una tregua occasionale va effettivamente a vantaggio di entrambe.
Immagine tratta dal sito www.dakhi.com
I compari (McCabe & Mrs. Miller)
In molti elenchi di film collegabili al gioco del poker si può trovare “I compari” (1971, titolo originale “McCabe & Mrs Miller”) un western atipico di Robert Altman, con Warren Beatty e Julie Christie, tratto da un romanzo di Edmund Naughton.
La storia è ambientata nel 1901, in pieno inverno, in un paesino di montagna (Presbyterian Church) abitato soprattutto da minatori. McCabe, ad un certo punto arriva in paese, accompagnato da un alone di leggenda (non è chiaro allo spettatore quanto meritata): è forse lui quel famoso pistolero? Oppure è un giocatore professionista? Ed in effetti la prima cosa che McCabe fa è quella di tirare fuori il necessario e organizzare una partita di poker nel saloon, agendo in qualche modo sia da banco che da giocatore. Ben presto McCabe si rivela soprattutto un imprenditore, perché è deciso ad aprire un suo locale, casino e bordello contemporaneamente ed in questo viene coadiuvato da Mrs Miller.
Di poker non c’è in realtà molto altro e così l’inserimento di questo film nelle liste di film sul poker sembra una forzatura … Vi è comunque una “mano” molto interessante, anche se essa non viene giocata intorno al tavolo verde. L’attività di McCabe va a gonfie vele, e la società mineraria fa una proposta per rilevarla. McCabe rifiuta l’offerta ed un dialogo con Mrs Miller, che invece lo invita caldamente ad accettare e ad andare via, mostra allo spettatore che il suo è solo un modo per ottenere una cifra più alta. Neanche sostanzialmente più alta a dir la verità, ma gli inviati della compagnia non reagiscono come si aspettava McCabe e abbandonano le trattative al primo rifiuto: la compagnia ha altri metodi per impadronirsi dell’attività… Tre killer vengono mandati dalla società mineraria per chiudere le trattative in una maniera più informale, diciamo così.
L’inevitabile sparatoria finale è una delle più belle ed originali della storia del cinema (ma il commento si potrebbe benissimo allargare al film nel suo insieme).
La morale è che così come al tavolo da poker le carte in mano sono solo uno degli elementi (spesso neanche uno dei più importanti) da considerare per provare una “mossa”, anche nella gestione di altre situazioni la conoscenza di questi altri elementi, come quella relativa ai comportamenti strategici tipici dei propri avversari, rappresenta un fattore ben più importante.





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