La mossa del cavallo

Poker e scopone scientifico

Pubblicato in Economia, Giochi, Poker da lollipop il Maggio 4, 2009

 

Giocatori di scopone di Renato Guttuso

Giocatori di scopone di Renato Guttuso

Nel suo articolo della domenica sul quotidiano “la Repubblica” ieri (3 maggio 2009) Eugenio Scalfari, parlando delle manovre di questi giorni della Fiat e del suo AD scrive:

“Si dice che il vero gioco prediletto da Marchionne non sia il poker ma invece lo scopone scientifico. Se è vero, quello è il gioco più appropriato a risolvere una partita così complessa e delicata.

Si tratta, come è evidente, di un gioco a incastro che si svolgerà nel mercato mondiale. ….”

Abbiamo capito bene se riassumiamo dicendo che in questo gioco la posizione del quarto sette è più importante di ogni tentativo di bluff?

Per difenderti, attacca

Pubblicato in Economia, Giochi da lollipop il Febbraio 4, 2009

180px-harley-davidson_18Nel gioco del GO esiste una massima strategica che dice “Per difenderti, attacca”: il goban, la tavola di 19 per 19 intersezioni dove si gioca il GO, è troppo grande per essere uniformente controllata e per difendervi passivamente le proprie posizioni. Troppe sono le potenziali debolezze. Quindi è molto più frequente che la cosa giusta da fare sia quella di cercare di lottare per l’iniziativa. Ma allo stesso tempo, la natura del gioco è tale che esiste un’altra regola empirica che dice “Non attaccare per uccidere, attacca per ottenete un piccolo profitto”. Attaccando con troppo vigore si finirebbe per sbilanciarsi troppo, i confini dei nostri territori sarebbero troppo labili e l’avversario potrebbe trarne profitto con un abile contrattacco. In sintesi: la miglior difesa contro un attacco sbilanciato è il contrattacco, negli altri casi, la cosa giusta da fare è lottare per l’iniziativa, con mosse che siano sia d’attacco che di difesa.
Nel libro “The way of go” del 2004 Troy Anderson porta un esempio tratto dal mondo dell’economia, relativo al caso della Harley-Davidson. Quando a metà degli anni Novanta del secolo scorto le aziende motociclistiche giapponesi decisero di entrare nella nicchia di mercato della Harley, questa, con una mossa inaspettata, reagì iniziando a produrre moto più piccole, che era il segmento di mercato in cui le marche giapponesi dominavano incontrastate. L’entrata di un nuovo concorrente costrinse i giapponesi a rimanere concentrati sul vecchio settore e impedì loro di focalizzarsi sulle moto più grosse. Rendando i loro rivali più forti dove erano già forti la Harley- Davidson rimase leader incontrastata del settore delle custom di grossa cilindrata.
Gli altri post di questa serie:
1. La miglior difesa è l’attacco?
2. Il contrattacco
3. Mutarsi in attacco

Il gioco dell’asta di un dollaro

Pubblicato in Economia, Matematica da lollipop il Dicembre 28, 2008

oneusd_both_sidesSapersi fermare al momento giusto è una grande capacità. Esistono numerosi esperimenti di psicologia comportamentale che illustrano come invece gli esseri umani si fanno trascinare in spirali da cui non riescono più a uscire.

Uno dei più famosi di questi giochi è quello descritto negli anni Settanta del secolo scorso da Martin Shubik, professore della Yale University.

Di questo gioco, ne parlano (solo riferendosi alla nostra biblioteca) almeno Avinash Dixit e Barry Nalebuff in “Io vinco tu perdi”, Laszlo Mero in “Calcoli morali” e Alberto Gandolfi in “La foresta delle decisioni”.

Il gioco è molto semplice: viene messa all’asta una banconota da un dollaro. Prezzo iniziale di un cent, e regola aggiuntiva che il banditore trattiene anche la cifra proposta dal secondo offerente. Shubik nelle sue pubblicazioni ha fatto notare che in base ai suoi esperimenti in occasioni di “raduni sociali” il biglietto da un dollaro veniva venduto in media per 3.40 dollari.

Il gioco è stato riproposto con numerose varianti in situazioni controllate e i risultati sono stati grossomodo sempre gli stessi.

Uno dei punti più importanti è quando il prezzo del dollaro supera i 50 centesimi, a quel punto è probabile che qualcuno si accorga che il banditore inizia a guadagnarci, ma qualcuno si trova a pensare, “posso ancora guadagnarci anch’io”, offrendo meno di un dollaro. Ma poiché c’è qualcuno che non vuole perdere la sua offerta, è molto probabile che si superi la soglia di un dollaro.

Entra in gioco il fenomeno psicologico dell’“Ho investito troppo per lasciare” (il titolo di un libro di A.I. Teger è “Too much invested to quit”, mentre un capitolo del libro di Gandolfi si intitola “Ho investito troppo per abbandonare proprio adesso”).
Laszlo Mero fa notare numerosi esempi del gioco nella vita quotidiana: indecisi tra due decisioni, ne prendiamo una e poi rimaniamo ad essa legati anche quando è chiaro che sarebbe preferibile cambiare. Aspettiamo l’autobus sempre più a lungo, anche se siamo in ritardo e non ci decidiamo a prendere un taxi, guardiamo un film noioso, e più lo guardiamo e più ci sentiamo in dovere di arrivare fino alla fine. Anche gli scioperi spesso seguono la logica della vendita all’asta di un dollaro, così come le gare d’appalto.

Il gioco della scommessa di un dollaro ha due soluzioni. Una è la collaborazione. I giocatori si accorgono subito del trucco insito del gioco, qualcuno offre un cent e nessuno rilancia. Questa soluzione è proposta da Dixit e Nalebuff: “Potreste pensare che questa storia non fa che comprovare la stoltezza degli studenti di Yale. Ma l’escalation degli arsenali di armi nucleari delle superpotenze è forse diversa? Entrambe sono incorse in costi di migliaia di dollari alla ricerca della vittoria del dollaro. La collusione, che in questo caso significa convivenza pacifica, rappresenta una soluzione molto più redditizia”.
L’altra soluzione, proposta da Laszlo Mero, consiste nell’affidarsi al caso. Ogni giocatore dovrebbe scegliere la sua offerta tra le opzioni ragionevoli in maniera casuale e poi non accettare il gioco dei rilanci.

Insomma l’unica cosa da non fare è quella di scivolare nella sindrome di Macbeth….

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Il coraggio di ammettere la sconfitta

Pubblicato in Economia da lollipop il Dicembre 23, 2008

Non si tratta solo di calcio. Anche negli affari può arrivare il momento di dover dire basta. Abbiamo conservato una pagina de “Il Mondo” del 7 luglio 2006 in cui Jack e Suzy Welch, rispondevano così ad un lettore che raccontava di come avesse delle perplessità sulla sua azienda “…abbiamo combattuto strenuamente per mantenerla produttiva, ma è ovvio che lo spazio di crescita è molto più limitato di quanto speravamo. Che cosa dobbiamo fare: lasciar perdere e ricominciare in un altro settore o continuare a lottare per la sopravvivenza?”

(…) L’ambiente circostante cambia senza che nemmeno ci accorgiamo come e improvvisamente la nostra azienda non è più efficiente e competitiva. Succede tutti i giorni, in ogni parte del mondo, e non solo nelle start-up. Anzi, è una situazione comune anche nei grossi gruppi, nelle aziende che esistono da tanti anni, dove le nuove dinamiche competitive sembrano emergere improvvisamente da un giorno all’altro e sconvolgono lo status quo. Purtroppo, molto spesso, in queste grandi aziende, certi business sono diventati delle specie di istituzioni intoccabilie a tal punto che i dirigenti non reagiscono con quella chiara visione della realtà che lei mostra nella sua lettera. Il fatto è che il cambiamento richiede da parte dei leader di porsi al di sopra di dinamiche del tutto umane come l’inerzia, il legame verso le tradizioni o la speranza che le cose migliorino. I momenti topici, invece, richiedono un atto di coraggio, o almeno una mancanza di sentimentalismo, che sono rari. È in questi momenti che i migliori leader si mettono davanti a uno specchio e si pongono la fondamentale domanda che il grande Peter Drucker faceva quasi 50 anni fa: “Se non ti trovassi già in questo business, ci entreresti oggi come oggi?”. Se la risposta è no, diceva Drucker, devi affrontare una seconda domanda ancora più difficile: “Che cosa hai intenzione di fare dunque?”. Ogni leader oggi dovrebbe ascoltare questo consiglio e, se necessario, seguirlo fino alla necessaria conclusione, che può essere apportare qualche modifica alla propria azienda, ma anche venderla o chiuderla. (…)
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Lasciare una via di fuga

Pubblicato in Economia, Sport, Storia da lollipop il Dicembre 2, 2008
L'arte della Guerra di Sun Tzu, in versione bamboo

L'Arte della Guerra in una versione su bamboo

Quando tempo fa lessi “L’arte della Guerra” di Sun Tzu una delle idee che più mi avevano colpito è quella di lasciare sempre una via di fuga per il nemico, “Lascia una via d’uscita a un esercito accerchiato”, che si può commentare con Cao Cao “La regola degli antichi aurighi dice: “Accerchia da tre lati ma lasciane uno libero, per indicare così la strada alla vita”.

Se la vita è presente nella loro mente, i soldati nemici si batteranno con meno ardore. Del resto lo stesso Sun Tzu subito dopo dice anche di “Non incalzare un nemico disperato”, perché “Un animale atterrito lotterà fino alla fine, è una legge naturale”.

Non è una mossa strategica, sconosciuta all’occidente, tantè che come racconta Machiavelli nel suo “Arte della guerra”, fu adottato da Cesare contro delle tribù germaniche: queste, completamente circondate si battevano con furia; aprendo loro una via di fuga, Cesare preferì farsi carico del successivo inseguimento piuttosto che avere a che fare con un nemico così combattivo e furioso.
Quello che cambia, e questo lo abbiamo capito leggendo Francois Jullien, è che quello che per gli occidentali è solo un espediente, un aneddoto su cui neanche soffermarsi, per i cinesi è un concetto dalla portata molto più profonda. Nella mentalità cinese quello che rende pavidi o coraggiosi e il “potenziale della situazione”, e quindi quello che il generale deve fare non è chiedersi come rendere i suoi uomini coraggiosi e i suoi nemici pavidi, ma come agire, come operare per costringerli in quelle determinate situazioni.

Se lasciare una via di fuga serve per rendere “pavido” il nemico, tagliare i ponti, bruciare le navi, “far salire in alto e poi togliere la scala” è un modo per rendere coraggiosi i propri soldati. Portatti in territorio nemico e isolate le vie di comunicazione, gli uomini non avranno scelta e saranno costretti al coraggio.
“Il bruciare i ponti”, secondo gli economisti Avinash Dixit e Barry Nalebuff e anche un modo per rendere credibili i propri impegni.
Premesso che la credibiità è fondamentale per la buona riuscita di ogni strategia, chiarito che “Stabilire una buona credibilità in senso strategico significa far sì che ci si aspetti che portiate a termine le vostre mosse incondizionate, manteniate le vostre promesse e mettiate in atto le vostre minacce” si può sostenere che bruciarsi i ponti alle spalle è proprio uno dei possibili modi per obbligarsi a mantenere i propri impegni. Citando ancora Dixit e Nalebuff “Credibilità implica trovare il modo per non tornare indietro. Se non c’è un domani, l’impegno di oggi non può essere ritrattato.”
L’immagine è tratta da Wikipedia.

Continua come “Bruciare i ponti”

L’effetto Regina Rossa

Pubblicato in Altra cultura, Economia, Scacchi da lollipop il Novembre 11, 2008

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In “Attraverso lo specchio” di Lewis Carroll, la Regina Rossa dice ad Alice “Now, here, you see, it takes all the running you can do, to keep in the same place, if you want to get somewhere else, you must run at least twice as fast as that!”, che possiamo provare a tradurre così: “Qui, vedi, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere in un posto. Se si vuole andare da qualche parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così!”.

Puro genio di Lewis Carroll, ed oggi l’effetto Regina Rossa in certi ambienti è un fatto assodato. Quali ambienti? Per esempio, in quello della competizione tra aziende. Qui, a dir la verità, a volte “correre veloci” non basta più neanche per rimanere fermi, tant’è vero che qualcuno parla anche di “escaping the red queen effect”; per progredire, non basta correre ne correre due volte più veloci di così, ma bisogna “correre” in manierà diversa dalla concorrenza, inventandosi nuovi mercati, o cambiando le regole del gioco, etc

L’effetto Regina Rossa è ben noto anche ai biologi evoluzionisti. La “corsa della Regina Rossa” (o anche l’effetto Regina Rossa) è un ipotesi teorica che afferma che in un sistema in evoluzione, il continuo sviluppo è necessario anche solo per mantenere l’adattamento relativo all’ambiente in cui esso evolve (“For an evolutionay system, continuing development is needed just in order to maintain its fitness relative to the systems it is co-evolving with” G. Bell, 1982).

In realtà l’effetto Regina Rossa vale per ogni sistema complesso, e per esempio, in un suo articolo del 1995 Stuart Kauffman fa notare come la maniera in cui evolvono le tecnologie è simile all’esplosione “biologica” del periodo cambriano in cui in un breve (relativamente parlando) lasso di tempo nacquero, si evolsero e scomparvero, interi Phyla animali. Così nel periodo in cui si stava sviluppando la bicicletta, se ne costruivano modelli molto diversi, ma una volta che i modelli principali (o vincenti) si sono affermati, è sempre più difficile portare dei miglioramenti.

Anche negli scacchi, esiste un effetto “Regina Rossa”: arriva un momento, per ogni giocatore, in cui è sempre più difficile migliorare il proprio livello di conoscenza del gioco. Chi nonostante questo, fosse disperatamente in cerca di qualche punto elo in più, dovrebbe iniziare a correre in maniera diversa dalla concorrenza, dedicandosi al miglioramento delle proprie capacità di concentrazione, al controllo delle reazioni emotive…

A scanso di equivoci, vi invitiamo a non confondere la Regina Rossa con la Regina di Cuori, che appare in “Alice nel paese delle meraviglie”, e che “non è” un pezzo degli scacchi ma “è” una carta da gioco.

Illustrazione di John Tenniel (e l’abbiamo presa dalla versione inglese di Wikipedia)

Debolezze e punti di forza: “opposite strenghts”

Pubblicato in Economia da lollipop il Ottobre 15, 2008

Secondo lo psicologo Tommy Thomas, le debolezze non esistono, le persone hanno solo punti di forza! Secondo Thomas siamo abituati a pensare all’interno di una intelaiatura “positivo – negativo”, che è un modo molto limitativo di pensare. … non bisogna pensare in termini di punti di forza e debolezza, ma in quelli di opposti punti di forza.

Ogni volta che si cerca di utilizzare le proprie capacità e di evitare quei compiti che richiederebbero l’uso di quelle aree in cui ci sentiamo deboli, stiamo semplicemente utilizzando la metà dei nostri punti di forza.

Un semplice metodo per capire se si sta sovrautilizzando una determinata “forza” è la presenza del dolore, che è un grande indicatore che ci dice che c’è qualcosa che non va.

Per saperne di più qui sul sito di Business Week si può leggere il resoconto di una chiaccherata tra lo stesso Tommy Thomas e Marshall Goldsmith.

Il sito del Dr. Thomas è qui.

L’immagine è di hns.mtrl, su flickr.

Festival della Scienza

Pubblicato in Economia, Eventi, Mente, Scacchi da lollipop il Ottobre 13, 2008

Molti eventi interessanti al Festival della Scienza di Genova in programma dal 23 ottobre al 4 novembre 2008.

Il 24 ottobre, alle ore 18.00 presso la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale Lectio Magistralis di Dan Ariely “Prevedibilmente irrazionale – I comportamenti umani contrari alla ragione”. Dal programma: Perché un farmaco di marca dovrebbe essere più efficace di un generico? Perché riteniamo legittimo rubare la cancelleria in ufficio? Perché la lotteria non ci sembra antieconomica? Dan Ariely, autore di Prevedibilmente irrazionale (Rizzoli, 2008), esaminando la sua esperienza proverà a fornire risposte: grande ustionato dopo un attentato terroristico in Israele, ha dovuto subire le conseguenze delle “decisioni irrazionali” prese dalle infermiere che gli strappavano i cerotti. Da allora ha raccolto una vera e propria collezione di quotidiane scelte sbagliate. Dalle conseguenze dell’eccitazione sessuale alle strategie di esposizione delle merci in vetrina, ha scoperto che anche i comportamenti più insensati hanno una logica, radicata nel nostro essere animali più emotivi che razionali. Per fortuna, siamo anche animali prevedibili e un po’ di accortezza potrebbe trasformarci persino in creature (davvero) intelligenti.

Anche due eventi legati agli scacchi: “Vivere da Re” e “Giocando con i Re”.
La conferenza “Vivere da Re” che avrà per tema “Giocatori di scacchi umani e artificiali a confronto” si terrà il 26 ottobre 2008, alle ore 15.00 presso Palazzo Rosso in Via Garibaldi 18. Interverrano Paolo Ciancarini, Lexy Ortega, Antonio Rosino con la moderazione di Giuseppe Sgrò.

Stesso luogo, stessa ora, ma qualche giorno dopo, il 30 ottobre 2008, per partecipare a “Giocando con i Re” (Diversità a confronto: bambini, uomini e donne che giocano a scacchi). Interverranno Marco Antonelli, Igor Efimov, Martha Lorena Fierro Baquero, Roberto Mogranzini, Giuseppe Sgrò.
L’ingresso è riservato agli alunni delle scuole ospiti dell’iniziativa “Scienziati nelle scuole”, ma vale la pena segnalare “La regolarità del caso”, di Bruno Liseo, il 31 ottobre alle ore 11.00, sede ancora da definire. Ecco la descrizione dell’evento tratta dal programma del festival: “Le esperienze tratte dalla vita di ogni giorno indicano come l’incertezza e la casualità siano variabili costanti nella maggior parte delle nostre azioni. Quando acquistiamo un biglietto della lotteria, puntiamo su una corsa o decidiamo di stipulare una polizza assicurativa, stiamo di fatto effettuando una scommessa. I meccanismi attraverso cui stabiliamo quanto e su che cosa scommettere dipendono in larga parte da calcoli statistico-probabilistici e dalla nostra personale funzione di utilità. Sarà poi il caso a stabilire se vinceremo o meno la scommessa. L’obiettivo principale di questa conferenza è illustrare, attraverso alcuni esempi guida, in che modo il caso può essere controllato, ad esempio per poterne trarre un vantaggio economico (fenomeno tutt’altro che raro, come dimostrano gli enormi guadagni dei casinò e delle compagnie assicuratrici). Tra gli argomenti trattati: “I giochi d’azzardo e le lotterie: visto che i casinò vincono sempre, ha senso spendere dei soldi per giocare? E se ha senso, esistono giochi più o meno favorevoli?”; “In base a quali considerazioni decidiamo o meno di stipulare un’assicurazione?”; “È più pericoloso prendere un treno, un aereo o la propria auto?”; “Essendo risultati positivi ad un test diagnostico relativo ad una specifica malattia, quanto è probabile che siamo realmente affetti da quella malattia?”; “Qual è l’informazione che ci può fornire un sondaggio elettorale?”.

World Business Forum

Pubblicato in Economia da lollipop il Ottobre 6, 2008
Garry Kasparov

Garry Kasparov

Si terrà il 29 ed il 30 ottobre, alla Fiera di Milano, la quinta edizione del World Business Forum, che si definisce come il più importante evento dedicato alla business comunity, che “riunisce ogni anno nel cuore di Milano i leader mondiali dell’economia e del management per esplorare gli ultimi trend e condividere le esperienze maturate in differenti aree e settori”.

Quest’anno i relatori saranno: Fabio Capello (allenatore di calcio), Andrea Guerra (amministratore di Luxottica Group), Francis Ford Coppola (regista e imprenditore), Muhammad Yunus (Premio Nobel per la Pace nel 2006 e amministratore delegato della Grameen Bank), Jack Welch (CEO per venti anni di General Electric), C.K. Prahlad (esperto di strategia d’impresa), Alessandro Profumo (amministratore delegato di UniCredit group), Richard Boyatzis (esperto di intelligenza e leadership emotiva), Jimmy Wales (uno dei creatori di Wikipedia), Angela Hirata (esperta di vendite, sviluppo di mercato e business globale), Juan Enriquez (esperto delle dinamiche dell’economia del sapere). E poi c’è Garry Kasparov, scacchista, ex campione del mondo di scacchi, noto conferenziere, uomo politico, Presidente dello United Civil Front of Russia e Co-presidente dell’All Russia Civil Congress, ma anche “consulente di varie aziende e organizzazioni finanziarie, oltre che uno specialista del mercato russo”. La relazione di Kasparov si intitola “Leadeship e Strategia – Anticipare il futuro: i requisiti essenziali per vincere”, e tra i temi che verrano trattati segnaliamo i seguenti:
competizione, tattiche e strategia
le regole del gioco, avere un piano, assumere il comando, giocare “centralmente”, studiare l’avversario
come allenare l’intutio e sviluppare l’abilità di vedere il quadro intero
i vantaggi dell’attaccante: rompere gli schemi, giocare con la complessità e beneficiare dell’incertezza
l’equilibrio tra creatività e analisi, due poli che si attraggono reciprocamente
come sviluppare pienamente il proprio potenziale e raggiungere la massima performance come leader

Per chi volessi iscriversi al Forum, informazioni sul sito.

Debolezze e punti di forza_1

Pubblicato in Economia, Storia da lollipop il Ottobre 2, 2008
My weakness

My weakness

Un recente  post sul blog “zenhabits” porta il titolo “Attack Your Limitations: Turn Your Weaknesses Into Strenghts”, ed in effetti il rapporto tra debolezze e punti di forza è della massima importanza strategica, ed è da un pò che volevamo parlarne. Leo Babauta parte dalla considerazione che le debolezze possono essere trasformate in punti di forza con il giusto approccio mentale e che il per questo il primo passo da compiere è che le debolezze non sono reali debolezze. Il metodo proposto è oltremodo semplice e consiste in tre semplici passi: 1) riconoscere le proprie debolezze 2) riconoscere i propri punti di forza 3) fare in modo di far passare le debolezze nella colonna dei punti di forza. Seguono alcuni esempi che chiariscono il punto di vista di zenhabits. Non siete bravi a parlare in pubblico? Bene, concentrate la vostra attività nella comunicazione uno a uno. Non siete abbastanza veloci? Bene, siate ancora più posati, scrupolosi, riflessivi. Il vostro blog non ha molta audience? Bene, concentratevi sulla profondità dei rapporti con chi vi segue. Eccetera. Nei commenti qualcuno ha fatto notare che non si tratta di trasformare le debolezze in punti di forza, ma di abbandonare le prime e rafforzare le seconde. Non siamo d’accordo. Strategicamente quello che conta è proprio l’aver riconosciuto i propri punti deboli, in modo da saper utilizzare questa conoscenza nel vivo della “lotta”. Diventerò più riflessivo perché ho raggiunto la consapevolezza di non essere abbastanza veloce, in questo senso ho trasformato una debolezza in una forza, una forza magari di altro genere (non sono diventato più veloce) ma una forza. E se gli esempi di zenhabits vi sembrano un po’ fumosi, ve ne presenteremo altri, un po’ più concreti.
Continua.

La foto è di Manchester Hank.
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