La mossa del cavallo

Venezia

Pubblicato in Mediterraneo da lollipop il Maggio 31, 2009

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Ripeto: acqua è uguale a tempo, e l’acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi, fatti in parte d’acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo. Toccando l’acqua, questa città migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città nell’universo. Perché la città è statica mentre  noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perché noi andiamo e la bellezza resta. Perché noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l’eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all’uomo. Lo stesso vale per l’amore, perché anche l’amore è superiore, anch’esso è più grande di chi ama. 

novembre 1988

Iosif Brodskij

Fondamenta degli incurabili

L’immagine è tratta dal sito www.josephbrodskij.org

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Centro Studi Scacchistici Turing Duchamp

Pubblicato in Scacchi da lollipop il Maggio 28, 2009

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Nota informativa: abbiamo smesso di linkare i post che pubblichiamo sul sito del Centro Studi Scacchistici Turing Duchamp, se vi interessano argomenti di natura più prettamente scacchistica, ogni tanto date un occhiata anche qui.

Tra le ultime cose pubblicate, Storie della famiglia Penrose, un confronto tra Tarrasch e Santiago Ramon y Cayal, Il fuoco di Katherine Neville, Il libro della Duchessa di Geoffrey Chaucer, La scoperta della lentezza di Sten Nadolny, Funerale a Berlino di Len Deighton, uno “short” di Auden, una poesia di Eugenio Montale, una poesia di Primo Levi, un trittico sullo zugzwang, …

Riflessi

Pubblicato in Eventi, Scacchi da lollipop il Maggio 28, 2009
Scacchiera turca

Scacchiera turca

Riflessi. Incontri ad arte tra Oriente e Occidente.

Al Museo Popoli e Culture del Pime a Milano in via Mosé Bianchi 94 ancora fino a 14 giugno 2009 (ma attenzione, dal 30 maggio al 2 giugno il museo è chiuso) è possibile visitare la mostra “Riflessi. Incontri ad arte tra Oriente e Occidente. Più di 130 opere suddivise in quattro sezioni: Arte del Gandhara, Cinamania, Giapponismo italiano e Gioco degli scacchi. In quest’ultima sezione sono raccolte 50 scacchiere provenienti da 22 paesi del mondo. Gli scacchi sono stati scelti perché “questo gioco è una metafora in grado di descrivere le modalità che regolano ogni incontro: le regole alla base del gioco costituiscono gli schemi che creano la possibilità dell’interazione fra due soggetti che saranno in grado di mantenere la propria specificità pur nell’ambito dello scambio che si viene a creare con l’incontro.”

 È in vendita il catalogo della mostra, ma anche una pubblicazione curata da Rodolfo Pozzi “Gli scacchi della Mongolia”: “Attraverso una descrizione accurata e dettagliata il fascicolo esamina le regole, i pezzi e le simbologie che connotano questo affascinante gioco, letto e interpretato tramite la visuale dei popoli della Mongolia.” 

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Elogio della fuga

Pubblicato in Altra cultura da lollipop il Maggio 27, 2009
Henry Laborit

Henri Laborit

Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani da costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.

Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.

Henri Laborit, dalla prefazione al suo “Elogio della fuga” (1976, Mondadori 1982)

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Lachete

Pubblicato in Altra cultura da lollipop il Maggio 26, 2009
Platone

Platone

Nel Lachete di Platone Socrate chiede ai suoi interlocutori cosa sia il coraggio, al che lo stesso Lachete dice che è il non fuggire di fronte ai nemici.

Per Giove, o Socrate, non è difficile dirlo: quando un soldato resta al suo posto, combatte contro i nemici e non fugge, ecco, quest’uomo è coraggioso.” 

Socrate gli fa notare che come definizione è troppo generica, e per di più si può anche fuggire dai nemici combattendoli in fuga. Come a Platea del 479 a.C. quando gli spartani si ritirarono, per poi tornare sul campo vincendo la battaglia.

 “Si dice che gli spartani a Platea quando si trovarono di fronte i gerrofori non vollero restare a piè fermo a combatterli, ma fuggirono; però, come i persiani ruppero le file, gli spartani, all’ordine di far voltafaccia, si misero a combattere al modo di cavalieri e così vinsero questa battaglia.”

Allora Lachete, sollecitato da Socrate dice che il coraggio è una sorta di forza d’animo, ma anche questa definizione non soddisfa Socrate. Allora interviene Nicia che afferma che il coraggio è conoscenza, quella delle cose da temere e di quelle da osare, non solo in guerra. Socrate mostra le lacune della definizione di Nicia, e poi, pur schernendosi, anche lui non riesce a dare una definizione precisa, osserva che il coraggio non è sinonimo di temerarietà né di vigliaccheria ma è una giusta via di mezzo, che varia a seconda dei casi.

Come fa notare Alain de Botton (Le consolazioni della filosofia, Guanda 2000) “L’argomento, di per sé, poteva anche apparire trascurabile, ma le sue implicazioni erano di portata immensa. Se a un generale veniva inculcato che ordinare al proprio esercito di ritirarsi era un atto di codardia anche quando pareva trattarsi dell’unica mossa ragionevole, ridefinire il concetto di coraggio avrebbe ampliato il ventaglio delle sue opzioni e corazzato l’ufficiale contro eventuali critiche.”

Difesa e contrattacco

Pubblicato in Poker da lollipop il Maggio 25, 2009

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A volte, anche nel poker,  la miglior difesa è il contrattacco. Ce lo spiega David Apostolico in un articolo apparso qualche tempo fa sulla rivista “Poker Sportivo”.

Quando vi attaccano troppo spesso, dovete contrattaccare

 … non è una buona cosa chiamare ogni potenziale bluff. Quando non avete una buona mano, passare è nel vostro interesse. C’è una linea sottile, tuttavia, tra il fare un buon laydown e permettere all’avversario di rubarvi il piatto.

Se un avversario sa che passerete sempre, a meno che non avete una buona mano, vi attaccherà costantemente. Continuerà a puntare finchè non risponderete al fuoco. Non è saggio farlo ogni volta, però dovete sempre avere una precisa consapevolezza della vostra immagine al tavolo. Se un giocatore in late position rilancia ogni volta che siete sul big blind, dovrete controrilanciare prima o dopo, indipendentemente dalle carte che avete, altrimenti continuerà a farlo.

A volte anche nel poker, la miglior difesa è il contrattacco.

Immagine di Wenspics, su flickr qui

Gli eroi della ritirata

Pubblicato in Altra cultura, Libri, Storia da lollipop il Maggio 19, 2009
Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

“Zig zag – Saggi sul tempo, il potere e lo stile” è una raccolta di saggi di Hans Magnus Enzensberger, pubblicata nel 1997 in Germania e due anni dopo, per Einaudi, in Italia.

Qui ne parliamo perché in uno dei saggi tocca da vicino un argomento di cui abbiamo già parlato, quello della fuga, o per usare l’espressione di Enzensberge, la ritirata.

(…) Fu Clausewitz, il classico per eccellenza del pensiero strategico, a dimostrare che l’operazione bellica più difficile è proprio la ritirata. E ciò vale anche per la politica. Il non plus ultra dell’arte del possibile consiste appunto nel saper rinunciare a una posizione insostenibile. Pertanto, se la grandezza di un eroe dipende dalla difficoltà del compito che deve affrontare, lo schema eroico non dovrà essere soltanto rivisto ma addirittura invertito. Qualsiasi idiota è in grado di lanciare una bomba. Mille volte più impegnativo, invece, è riuscire a disinnescarla.

Abilità e competenza, tuttavia, non bastano certo a far di un uomo un eroe. Ciò che lo rende memorabile è la dimensione morale del suo agire. Eppure è proprio qui che gli eroi della ritirata devono affrontare riserve tanto massicce quanto tenaci. (…)

Chi abbandona le proprie posizioni non rinuncia solo oggettivamente allo spazio, ma anche a una parte di se stesso. Un passo simile può riuscire soltanto a una condizione: che individuo e ruolo si separino. L’ethos dell’eroe consiste appunto nella sua ambivalenza. E l’esperto dello smantellamento, accettando di vivere questa ambivalenza, dà prova della sua fermezza morale. (…)

La solitudine del maratoneta

Pubblicato in Libri da lollipop il Maggio 15, 2009

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Pochi giorni dopo aver pubblicato il racconto di Vincenzo D’Alfonso, La Maratona, abbiamo trovato in libreria “La solitudine del maratoneta” di  Alan Sillitoe (The Loneliness of the Long-Distance Runner) Minimum Fax 2009 (1959).

Si tratta di una raccolta di racconti, e quello che dà il titolo al libro parla dei diversi significati del concetto di vincere… Ve ne proponiamo un brano (pagina 67 dell’edizione italiana 2009)

Alla prima barriera, senza forzare, ero ancora al secondo posto; e se qualcuno di voi vuol sapere come si corre, si ricordi di non avere mai fretta, e di non lasciare mai che nessuno degli altri corridori capisca che si ha fretta anche se è vero. Nella maratona li potete sempre agguantare senza che gli altri capiscano la fretta che avete; e quando avete usato l’astuzia per raggiungere i due o tre che sono in testa allora potete fare, dopo un po’, un bello scatto per piantare in asso gli altri, perché fino a quel momento non avete dovuto forzare. Io correvo con passo regolare e sostenuto, e presto la mia falcata divenne talmente regolare da farmi dimenticare che correvo, e sapevo solo che le gambe si alzavano e si abbassavano e le braccia oscillavano avanti e indietro, e i polmoni non sembravano lavorare affatto, e il cuore smise di battermi all’impazzata come fa sempre all’inizio di una corsa. Perché, vedete, io non gareggio mai; io corro soltanto,e in qualche modo so che se dimentico la gara e mi limito a tenere un buon passo finchè non so più che sto correndo, vinco sempre. Perché quando i miei occhi si accorgoo che sono vicino alla fine del percorso – perché riconosco una barriera per il bestiame o l’angolo di un casolare – faccio uno scatto, e posso farlo così veloce perché fino a quel momento ho l’impressione di non avere corso affatto e di non aver sprecato la minima energia. E ci sono riuscito perché ho continuato a pensare; e mi domando se sono l’unico corridore al mondo con questo sistema di dimenticare che sto correndo perché sono troppo occupato a pensare; e mi domando se qualcuno degli altri ragazzi conosce il mio trucco, anche se sono sicuro di no.

Ritirata strategica

Pubblicato in Libri da lollipop il Maggio 15, 2009

copj13Se avessi degli amici disposti ad ascoltarmi come si ascoltano i guru, darei loro questo consiglio pratico: “Non facciamolo, non andiamo in giro a guardare le cameriere. Manteniamo un minimo di dignità, foss’anche solo quella del granchio: scappiamo di sghimbescio con le nsotre chele aperte e minacciose, come se invece di fuggire spaventati ci ritirassimo strategicamente”: (Una cosa così direi loro).

Il pensiero dei mostri, di Felipe Benitez Reyes è pubblicato in Italia da Fazi Editore (2009, edizione spagnola del 2002).

Il libro in sintesi: Yéremi Alvarado ha molti talenti: è un visionario, un decifratore del pensiero di grandi filosofi, un tossicodipendente appassionato, un inseguitore dell’archetipo femminile, un conduttore di programmi radiofonici clandestini. Filerebbe tutto liscio, in questa sua bizzarra e dissestata esistenza, se non fosse che Yéremi è giunto al guado, al punto di svolta cruciale. Sta per compiere quarant’anni. All’improvviso sente piombargli addosso, implacabile, tutto il peso del passato: un po’ come “un polpo di due tonnellate gli si fosse seduto sulla testa”. Attorno a lui, e a questa sua mal tollerata crisi di mezza età, si affolla una galleria di personaggi, ciascuno con una stramba vocazione da coltivare: un ricercatore di tesori perduti, una veggente televisiva, un insegnante di latino che ha fatto voto di silenzio, un poeta maledetto che sogna di vincere un concorso, una veterinaria che dirige un campo di sterminio per cani randagi, un antiquario violento, un tassista afasico e un cameriere cinese involontariamente trasformato in assassino.

Eliza Dushku

Pubblicato in Altra cultura, Scacchi da lollipop il Maggio 11, 2009
Eliza Dushku

Eliza Dushku

Dall’ultimo numero di “New in Chess” apprendiamo che l’attrice americana Eliza Dushku, in una intervista alla rivista “Maxim” (li le foto pubblicate sono un po’ diverse…) ha dichiarato che non fuma e non beve e così gli scacchi sono la sua unica droga.

Beh, in fondo potrebbe non importarci molto di questa notizia, ma la riportiamo come scusa per far notare che gli appassionati di scacchi sono molti di più dei giocatori agonistici. Poichè questo blog vuole rivolgersi anche a loro si rivolge anche a loro, paghiamo il nostro piccolo contributo alle leggi del marketing e conduciamo un piccolo esperimento:  aumenteranno i contatti grazie al tag “Eliza Dushku” e alla pubblicazione di questa foto?

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