Non pensare ma osserva
Un articolo di Anna Li Vigni sul Sole 24 Ore di domenica 3 dicembre 2006, ripescato casualmente dai nostri archivi, era intitolato “Non pensare ma osserva” ed era illustrato da un immagine della celebre “Fontana” del 1917 di Marcel Duchamp.
L’articolo, che si propone di parlare di un saggio di Silvana Borutti “Filosofia dei sensi. Estetica e pensiero tra filosofia, arte e letteratura”, inizia raccontando come “Un bel giorno a Duchamp, com’è noto, un normalissimo orinatoio apparve improvvisamente come una meravigliosa fontana, e fu così che egli decise di proporne l’esposizione in un museo. In realtà, più che la fontana in sé, che divenne un celebre ready made, il museo accolse il gesto artistico dell’autore. L’autrice poi cita anche Wittgenstein, “che non mancò di evidenziare, nell’ultima parte della sua opera, lo stretto rapporto che intercorre tra il pensiero e la sua radice sensibile e invitava ad assumere un corretto atteggiamento filosofico ammonenndo: “Non pensare, ma osserva!”. Perché egli era certo del fatto che ogni immagine mostri il proprio senso e che la filosofia debba muoversi proprio nella direzione di un risveglio al senso. E tal riguardo l’arte ha molto da insegnare…”.
Beh, a noi tutto questo a fatto venire alla mente il primo dei peccati scacchistici individuati da Jonathan Rowson nel suo “I sette peccati capitali degli scacchi” (Caissa Italia 2006; edizione originale del 2000): il pensare. Rowson fa notare che “Pensare è un procedimento molto intricato, che porta a ogni genere di errori (…) il pensiero scacchistico è in ultima analisi valultativo e che quindi dobbiamo accettare il fatto che è necessario usare di più il nostro intuito “pensando” di meno e “sentendo” di più, il che a sua volta richiede fiducia nel nostro inconscio.
Lo stesso Rowson per chiarire il suo discorso, sceglie tra le altre due citazioni che vale la pena riportare in questo contesto.
Una è dell’istruttore e scrittore di scacchi Richard James:
Ogni volta che vedo un bambino sbagliare e gli chiedo perché ha fatto quella mossa, la risposta inizia sempre cone “Beh, ho pensato…”. Allora gli dico: “Non pensare, guarda”:
L’altra, è quella di un altro grande filosofo del Novecento, Bruce Lee.
Non pensare. Senti.
Ma l’originale inglese rende meglio:
Don’t think. Feel
Ma è lo stesso Rowson a chiudere il cerchio, citando anche Duchamp. Questo è il brano, che ne precede un altro in cui l’autore scozzese stava facendo l’elogio del pensiero sfumato.
Spesso si pensa che più il giocatore è forte, più i suoi pensierei sono chiari, ma personalmente non credo che sia così. Sembra più vicina al vero un’affermazione come: “più il giocatore è forte, più i suoi pensieri sono completi”, dove per completezza si intende un insieme di varietà, adeguatezza, profondità e precisione. Nonostante la mia passione per i surrealismo, ogni riferimento a Dada è puramente casuale. Subito dopo avere scritto queste righe, però, mi sono ricordato che intorno al 1928 Marcel Duchamp, grande artista nonché ottimo giocatore di scacchi, perse ogni interesse per l’arte e descrisse gli scacchi come la quintessenza di ciò che Dada aveva voluto esprimere.
Se tutto questo non vi basta, se volete saperne di più su questioni estetiche o su come trasformare tutte queste che ora sapete in punti elo, rivolgetevi alla lettura dei testi citati.
4 libri che parlano (anche) di biliardo
Qui su Turingduchamp. I libri sono “Il mio biliardo” di Mordecai Richler, “Tre quadrati rosso su sfondo nero” di Tonino Benacquista, “Billard Blues” di Maxence Fermine e “L’acchito” di Pietro Grossi.
Immagine dalla versione inglese di Wikipedia.
L’effetto Regina Rossa

In “Attraverso lo specchio” di Lewis Carroll, la Regina Rossa dice ad Alice “Now, here, you see, it takes all the running you can do, to keep in the same place, if you want to get somewhere else, you must run at least twice as fast as that!”, che possiamo provare a tradurre così: “Qui, vedi, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere in un posto. Se si vuole andare da qualche parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così!”.
Puro genio di Lewis Carroll, ed oggi l’effetto Regina Rossa in certi ambienti è un fatto assodato. Quali ambienti? Per esempio, in quello della competizione tra aziende. Qui, a dir la verità, a volte “correre veloci” non basta più neanche per rimanere fermi, tant’è vero che qualcuno parla anche di “escaping the red queen effect”; per progredire, non basta correre ne correre due volte più veloci di così, ma bisogna “correre” in manierà diversa dalla concorrenza, inventandosi nuovi mercati, o cambiando le regole del gioco, etc
L’effetto Regina Rossa è ben noto anche ai biologi evoluzionisti. La “corsa della Regina Rossa” (o anche l’effetto Regina Rossa) è un ipotesi teorica che afferma che in un sistema in evoluzione, il continuo sviluppo è necessario anche solo per mantenere l’adattamento relativo all’ambiente in cui esso evolve (“For an evolutionay system, continuing development is needed just in order to maintain its fitness relative to the systems it is co-evolving with” G. Bell, 1982).
In realtà l’effetto Regina Rossa vale per ogni sistema complesso, e per esempio, in un suo articolo del 1995 Stuart Kauffman fa notare come la maniera in cui evolvono le tecnologie è simile all’esplosione “biologica” del periodo cambriano in cui in un breve (relativamente parlando) lasso di tempo nacquero, si evolsero e scomparvero, interi Phyla animali. Così nel periodo in cui si stava sviluppando la bicicletta, se ne costruivano modelli molto diversi, ma una volta che i modelli principali (o vincenti) si sono affermati, è sempre più difficile portare dei miglioramenti.
Anche negli scacchi, esiste un effetto “Regina Rossa”: arriva un momento, per ogni giocatore, in cui è sempre più difficile migliorare il proprio livello di conoscenza del gioco. Chi nonostante questo, fosse disperatamente in cerca di qualche punto elo in più, dovrebbe iniziare a correre in maniera diversa dalla concorrenza, dedicandosi al miglioramento delle proprie capacità di concentrazione, al controllo delle reazioni emotive…
A scanso di equivoci, vi invitiamo a non confondere la Regina Rossa con la Regina di Cuori, che appare in “Alice nel paese delle meraviglie”, e che “non è” un pezzo degli scacchi ma “è” una carta da gioco.
Illustrazione di John Tenniel (e l’abbiamo presa dalla versione inglese di Wikipedia)
Il sindacato dei poliziotti yiddish
Su Turingduchamp parliamo di “Il sindacato dei poliziotti yiddish” di Michael Chabon.
You need knowledge for understanding
Conoscere e comprendere non sono la stessa cosa. Si comincia raccogliendo informazioni. Un buon giocatore non può farne a meno, devi cercare il perché di ogni mossa. Ci sono molte differenti posizioni e regole strategiche che bisogna conoscere. Tutti sanno che ogni regola ha le sue eccezioni, ed è qui che entra in gioco la parte sulla compensione. Un giocatore realmente bravo sceglie il momento esatto per deviare dalla teoria.
Lo ha detto Alexander Georgiev campione di dama russo, ma non vale per qualsiasi campo del sapere umano?
L’originale potete leggerlo qui








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