L’Europa nel pallone
L’Europa nel pallone. Stili, riti e tradizioni del calcio europeo. Di Jvan Sica, Zona Edizioni 2008.
Uno dei nostri interessi principali riguarda i modi in cui diverse culture interpretano lo stesso insieme di regole; cioè ci interessa la domanda: come avviene che persone diverse giochino in maniera diversa lo stesso gioco? Questo libro di Jvan Sica è, da questo punto di vista, il libro ideale. Come ad un certo punto ricorda lo stesso autore, citando un idea pasoliniana, il calcio è un vero e proprio linguaggio con i suoi poeti e i suoi prosatori, ovvero un sistema di segni dotato di strutture sintattiche capaci di strutturarsi in forme corrispondenti alla storia e all’indole dei vari popoli.
Vengono analizzate il calcio francese (asimmetria compositiva delle azioni, interesse esclusivo per l’ornamentale, personalità ribollenti, passionalità allo stato puro, questi sono i gioielli e i capi d’accusa… ), il calcio olandese (cui elemento identificabile …è la morale dell’azzardo tipica dei mercanti, che non accetta la speculazione, il parassitismo e la passività), il calcio italiano (…uno stile scarno, ordinato, asciutto, con pagine e pagine di sudore e sacrificio, focalizzato su movimenti d’attacco e di difesa minimi da cui dipende l’intera struttura “testuale” della partita che si va giocando), il calcio iberico (sempre pronto ad aprirsi, nella speranza di dare e ricevere il bello, ma anche svogliatamente avviluppato tra i tremori dell’andare oltre), il calcio tedesco (con un identità di gioco sintetizzabile in quattro punti fondamentali: lo spirito, la praticità efficiente, l’idea di vittoria che travalica quella di risultato positivo e la concezione di potenza legata al senso del dovere), il calcio russo (con il progetto, quello sovietico, più insensato e affascinante dell’intera storia del calcio…), il calcio balcanico (forte e indifeso, fantasioso e cinico, ribelle e sottomesso, aggressivo e pacifico, creativo e dogmatico, sporco e iridescente).
La scelta è dettata dall’aver preso come punto di partenza le nazionali partecipanti agli Europei 2008, si spiega così la sorprendente esclusione del calcio britannico. Ma a questo speriamo l’autore possa porre rimedio con un nuovo volume che si occupi anche di altre culture, come quella sudamerica.
Ci permettiamo di segnalare come unica pecca del libro la copertina, che a nostro parere non renda giustizia al suo contenuto.
Link alla casa editrice.
Link al blog dell’autore, che qui si occupa di “Letteratura sportiva”.
La sorte e i giocatori
”Il destino mischia le carte, ma sono gli uomini che giocano la partita”.
Nel suo libro Filosofia del Poker, Fabrizio Mercantini cita questo aforisma attribuendolo a Victor Hugo, ma senza specificare la fonte. Abbiamo fatto alcune ricerche, e ci è venuto qualche dubbio sulla correttezza della citazione, che oggi è diffusissima sul web.
I nostri dubbi si sono amplificati quando abbiamo trovato questa frase molto simile attribuibile ad Arthur Schopenaur:
“La sorte mischia le carte e noi giochiamo”.
Che la citazione di Mercantini fosse fatta “a memoria” con errata attribuzione dell’autore?
O in qualche suo romanzo Victor Hugo aveva citato Schopenhauer?
Precisiamo che anche in questo caso non sapremmo indicare l’esatta origine della citazione di Schopenauer, è molto probabile che qualcosa del genere egli l’abbia effettivamente detto, ad esempio in Parega e Paralipomena, dove dice anche:
“La vita è come una partita a scacchi: noi elaboriamo un piano, che però è condizionato da quello – che a scacchi, il nostro avversario – nella vita, il destino, sceglieranno di fare.”
E dai Parega e Paralipomena apprendiamo tra l’altro che Schopenaur non amava i giochi di carte, ed anche se ammetteva che potessero essere utili come preparazione alla vita del mondo e degi affari “nel senso che vi si impara a profittare con saggezza da circostanze immutabili, essendo stabilite le carte dalla sorte, per trarne tutti il partito possibile”, più in generale riteneva che i giochi di carte esercitassero un’influenza demoralizzatrice: “infatti lo spirito del gioco consiste nel sottrarre ad altri ciò che possiede, non importa con quale gherminella o con quale astuzia. Ma l’abitudine di procedere così, contratta al giuoco, prende radici, fa invasione nella vita privata, e il giocatore arriva quindi insensibilmente a proceder nella stessa guisa quando si tratta del tuo e del mio, ed a considerare come lecito ogni vantaggio che si ha in mano al momento, poichè lo si può fare legalmente. La vita ordinaria ne fornisce prove ogni giorno…”
Comunque, poiché ogni massima strategica deve avere il suo rovescio della medaglia, noi vi proponiamo anche questa:
“Gli uomini fanno progetti. E Dio se la ride”
Lo dice uno dei personaggi del romanzo di Michael Chabon, “Il sindacato dei poliziotti Yiddish”
La sfida degli infallibili
Visto il nostro interesse per i calci di rigore, non possiamo non segnalarvi l’articolo di Paolo Tomaselli sul Corriere della Sera di sabato 25 ottobre 2008, che segnala come per la prima volta dopo le prime sette giornate del campionato di Serie A sono stati segnati tutti i rigori assegnati: potete leggerlo qui.
La foto è di Davide Monciatti, da flickr
Scacco perpetuo
Su turingduchamp si parla del libro di Icchokas Meras e (brevemente) delle migliori strategie per raggiungere la patta.
Varie amenità
Pubblicate pillole varie di cultura scacchistica su Turingduchamp.
Augustus S.F.X Van Duse, protagonista di una serie di romanzi dello scrittore americano Jacques Futrelle (1875 – 1912) che con il solo aiuto della logica batte il campione del mondo dopo aver imparato le regole e studiato il gioco in una sola mattinata, qui.
La pedina scambiata, dove si parla di un libro trovato su una bancarella di libri usati. (“La pedina scambiata” -These old shades – 1926 della scrittrice inglese Georgette Heyer).
Una recensione del libro di Zhivko Kaikamjozov, The Genius and the Misery of Chess, Mongoose Press 2008.
Sull’ultimo numero di New in Chess Jonathan Rowson, e noi con lui, si chiede “Is Chess a Sport?”
L’immagine è di “Arriving at the horizon”, da flickr.
Rooks are back again
Pensavo ai corvi, nei quattro angoli della scacchiera. Due per ogni giocatore…
In lingua inglese, con la parola ‘rook’ si indica, oltre che la Torre nel gioco degli scacchi, anche una specie di corvi, quello che in italiano si indica con ‘corvo comune’ (corvus frugilegus è il nome scientifico). E se siete confusi, sappiate che con la parola ‘crow’ si indica tutto il genere dei corvi della famiglia dei corvidi, mentre ‘raven’ è il corvo imperiale.
Probabilmente non ci sono legami tra le etimologie delle due parole, con il termine scacchistico che deriva dal persiano ‘rokh’ attraverso l’italiano ‘rocca’.
Ma l’assenza di legami certi non vieta certo di associare i due significati, come fa Neil Gaiman nel fumetto ‘The Sandman’ nell’albo intitolato ‘The parliament of rooks’ in cui uno dei personaggi ad un certo punto dice ‘Pensavo ai corvi, nei quattro angoli della scacchiera. Due per ogni giocatore…’
Il titolo del quadro rappresentato è “Rooks are back again” di Alexei Kondratyevich Savrasov, e personalmente d’ora in poi lo associerò a quei finali in cui la Torre giusto in tempo riesce a tornare indietro per fermare un pedone che stava andando a promozione.
Spassky Fischer
Nel 1988 il gruppo “Sportchestra” ha pubblicato in Inghilterra un album intitolato “101 Songs About Sport”. Gli “Sportchestra” si erano costituiti appositamente per questo progetto ed erano formati da molti musicisti del gruppo “Chumbawamba” e da numerosi altri ospiti. L’album conteneva anche una canzone intitolata “Spassky Fischer” con questo testo…
Knight to bishop four
Next move in the cold war
In the Spassky/Fischer battle
To see who rules the castle
Spassky takes Hungary (and Czecks)
Fischer takes Grenada
Russian tanks to Afghanistan
U.S. pawns to viet nam
But it’s Spassky rebellion
A Fischer uprising
The pawns have taken over
And overthrown the king
I Chumbawamba sono noti soprattutto per il grande hit “Tubthumping” (magari il titolo non vi dice niente, ma l’avete sicuramente già ascoltata) e nella loro lunga carriera hanno spaziato tra diversi generi: punk, folk, dance, world music, pop, cabaret ma una costante della loro produzione sono i testi politicamente impegnati. Come fa qualcuna delle loro biografie, si potrebbe meglio dire che hanno iniziato a fare musica come un modo di fare politica: loro erano parte della comunità anarchica di Leeds, e il periodo storico in cui hanno iniziato quello dell’Inghilterra dell’era della Thatcher.
Immagine tratta da Wikipedia.
Debolezze e punti di forza: “opposite strenghts”
Secondo lo psicologo Tommy Thomas, le debolezze non esistono, le persone hanno solo punti di forza! Secondo Thomas siamo abituati a pensare all’interno di una intelaiatura “positivo – negativo”, che è un modo molto limitativo di pensare. … non bisogna pensare in termini di punti di forza e debolezza, ma in quelli di opposti punti di forza.
Ogni volta che si cerca di utilizzare le proprie capacità e di evitare quei compiti che richiederebbero l’uso di quelle aree in cui ci sentiamo deboli, stiamo semplicemente utilizzando la metà dei nostri punti di forza.
Un semplice metodo per capire se si sta sovrautilizzando una determinata “forza” è la presenza del dolore, che è un grande indicatore che ci dice che c’è qualcosa che non va.
Per saperne di più qui sul sito di Business Week si può leggere il resoconto di una chiaccherata tra lo stesso Tommy Thomas e Marshall Goldsmith.
Il sito del Dr. Thomas è qui.
L’immagine è di hns.mtrl, su flickr.









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