Il bluff_6
Si può concludere definendo il bluff come una scelta strategica effettuata nell’insieme dei comportamenti consentiti dalle regole, sia di quelle del “game” che del “play”, che ha lo scopo di indurre in errore gli altri competitori, cercando di alterare la propria posizione nello spazio delle regole, per esempio facendo credere di essere in una situazione migliore di quella reale, o viceversa.
In alcune situazioni può essere possibile dare alcuni principi sul bluff, ma sarebbe sbagliato estenderli a diversi sistemi di regole. Prendiamo come esempio le considerazioni sul bluff che fa Dario De Toffoli nel suo libro “Giocare e vincere a poker” e proviamo a confrontarle con alcuni degli altri esempi visti.
- è più difficile bluffare se si gioca con puntate limitate, piuttosto che senza limiti; giocando con un limite il rapporto puntata/piatto è molto basso e dunque più facile che gli avversari abbiano chance adeguate per andare a vedere con la loro mano. Per le guardie dell’edificio da cui esce Edith Bonnessen la puntata è bassissima, equivalente allo sforzo di fermarla per chiederle di mostrare il lasciapassare, ma è bassissimo anche il piatto (probabilmente non sanno di dover cercare qualcuno); il piatto potrebbe anche essere negativo, se pensassero di disturbare i colonnelli fermando la donna.
- Meno forti sono i giocatori che state affrontando, più è difficile che un bluff riesca, specialmente giocando con la puntata limitata. Un giocatore forte tende a “rispettare” le puntate dei suoi avversari e ha la disciplina necessaria per uscire dalla mano; un giocatore debole tende ad andare a vedere molto più del necessario, e magari non perché ha capito che state bluffando, ma per semplice curiosità, perché non si sa mai: alla lunga chi gioca così tenderà a perdere molto, ma ai suoi avversari converrà bluffare con molta prudenza. Questo è vero anche negli scacchi, un giocatore più debole si preoccuperà meno di certe sottigliezze, e seguirà il suo intuito, come pure è vero nel mondo economico, con un altro tipo di prodotto per un altro tipo di pubblico probabilmente Brunello Cucinelli non avrebbe dovuto rispondere al telefono con voci ogni volta diverse. In altri contesti può essere vero l’esatto contrario, una guardia più attenta avrebbe potuto fermare la fuggitiva.
- Per bluffare la posizione è determinante. Parlando dopo i vostri avversari, godete di informazioni che loro non avevano e potere regolarvi di conseguenza; tendenzialmente questa pare una regola generalizzabile, magari sostituendo al concetto di posizione quello di “Iniziativa”.
- Più giocatori sono in gioco, più è difficile che un bluff riesca. Anche questa regola pare generalizzabile. In particolare è vera anche nel caso della fuga di Edith Bonnessen: è vero che più persone che circolano nell’edificio possono avvantaggiarla, aumentando la confusione, ma i giocatori, gli avversari sono le guardie, e se queste fossero in numero maggiore, aumenterebbe la probabilità di trovarne una che pensi “non si sa mai”.
- I giocatori tendono ad essere più prudenti quando sono in pari che quando vincono o perdono molto. Anche questo è sicuramente generalizzabile; al momento della sesta partita Short era in svantaggio per 4 a 1 e nel momento del suo bluff Kasparov stava per perdere la partita. Per Edith c’era in gioco la vita stessa e per Brunello Cucinelli il suo futuro professionale.
- In certi tipi di poker spesso si può fare il cosiddetto “semibluff”: voi puntate sperando che tutti gli avversari passino, ma conservate comunque qualche probabilità di vittoria. Anche quest’ultima considerazione è più spesso vero che falsa; ad esempio, dato il sistema di regole degli scacchi, Short avrebbe potuto continuare a giocare e a lottare anche se il suo avversario avesse scelto le mosse migliori. Anche quello di Cucinelli può essere considerato un semibluff, se anche fosse stato “visto” la qualità dei suoi maglioni avrebbe sempre significato avere in mano una combinazione molto alta.
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